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Oranti di strada
Bisogna partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu (G. Alberione)
Maria Madre nostra, è il pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.
Una frase del Vangelo per te:

Le apparizioni di Caravaggio

Dio ricco di misericordia e onnipotente, che con la sua provvidenza tutto soavemente dispone, per quella pietà che non lascia mai privo nessun fedele del suo celeste aiuto un giorno si compiacque di riguardare, soccorrere e perfino onorare il popolo di Caravaggio con l’Apparizione della Vergine Madre di Dio.
L’anno 1432 dalla nascita del Signore, il giorno 26 maggio alle ore cinque della sera, avvenne che una donna di nome Giannetta oriunda del borgo di Caravaggio, di 32 anni d’età, figlia di un certo Pietro Vacchie sposa di Francesco Varoli, conosciuta da tutti per i suoi virtuosissimi costumi, la sua cristiana pietà, la sua vita sinceramente onesta, si trovava fuori dall'abitato lungo la strada verso Misano, ed era tutta presa dal pensiero di come avrebbe potuto portare a casa i fasci d’erba che lì era venuta a falciare per i suoi animali.
Quand'ecco vide venire dall'alto e sostare proprio vicino a lei, Giannetta, una Signora bellissima e ammirevole, di maestosa statura, di viso leggiadro, di veneranda apparenza e di bellezza indicibile e non mai immaginata, vestita di un abito azzurro e il capo coperto di un velo bianco.
Colpita dall'aspetto così venerando della nobile Signora, stupefatta Giannetta esclamò: "Maria Vergine!"
E la Signora subito a lei: "Non temere, figlia, perché sono davvero io. Fermati e inginocchiati in preghiera."
Giannetta ripose: "Signora, adesso non ho tempo. I miei giumenti aspettano questa erba."
Allora la beatissima Vergine le parlò di nuovo: "Adesso fa quello che voglio da te..."
E così dicendo posò la mano sulla spalla di Giannetta e la fece stare in ginocchio. Riprese: "Ascolta bene e tieni a mente, perché voglio che tu riferisca ovunque ti sarà possibile con la tua bocca o faccia dire questo..."
E con le lacrime agli occhi, che secondo la testimonianza di Giannetta erano, e a lei parvero come oro luccicante, soggiunse: "L’altissimo onnipotente mio Figlio intendeva annientare questa terra a causa dell’iniquità degli uomini, perché essi fanno ciò che è male ogni giorno di più, e cadono di peccato in peccato. Ma io per sette anni ho implorato dal mio Figlio misericordia per le loro colpe. Perciò voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato. Quella metà giornata devono dedicarla a me per riconoscenza per i molti e grandi favori ottenuti dal Figlio mio per la mia intercessione."
La Vergine Signora diceva tutte quelle parole a mani aperte e come afflitta. Giannetta disse: "La gente non crederà a me."
La clementissima Vergine rispose: "Alzati, non temere. Tu riferisci quanto ti ho ordinato. Io confermerò le tue parole con segni così grandi che nessuno dubiterà che tu hai detto la verità."
Detto questo, e fatto il segno di croce su Giannetta, scomparve ai suoi occhi.
Tornata immediatamente a Caravaggio, Giannetta riferì tutto quanto aveva visto ed udito. Perciò molti – credendo a lei – cominciarono a visitare quel luogo, e vi trovarono una fonte mai veduta prima da nessuno.
A quella fonte si recarono allora alcuni malati, e successivamente in numero sempre crescente, confidando nella potenza di Dio. E si diffuse la notizia che gli ammalati se ne tornavano liberati dalle infermità di cui soffrivano, per l’intercessione e i meriti della gloriosissima Vergine Madre di Dio e Signore nostro Gesù Cristo. A Lui, al Padre e allo Spirito Santo sia sempre lode e gloria per la salvezza dei fedeli. Amen.

Quando è stata scritta e da chi questa pagina che ci tramanda in modo tanto suggestivo e con la sobrietà di un Vangelo il racconto del dialogo tra la Comparsa e Giannetta la veggente, e ne raccoglie il messaggio, facendo risuonare l’eco di quell’esplosione di grazie che – come il fonte trovato dai primi pellegrini là dove si era posata la Vergine Maria – da allora fa risplendere questo luogo sacro? Non sappiamo.
Sappiamo che per secoli la pergamena è stata esposta in chiesa, nella sagrestia maggiore e che il vescovo di Cremona Cesare Speciano, in visita al Santuario il 27 aprile 1599, l’ha fatta trascrivere come “documento ufficiale” dell’Apparizione stessa e di quanto avvenne in seguito, le guarigioni straordinarie. Dal 1932 la pergamena fu collocata nell’appartamento vescovile presso il Santuario, ma da qui è stata tolta, non risulta da chi né quando né perché.
Non è purtroppo possibile oggi, sottoporre ad analisi paleografica questa carta per dedurne una datazione più sicura, anche se si può fare un esame interno dei contenuti e dello stile.
Per quanto qualificata “antica” dagli storici non può essere considerata coeva all’evento. A quando dunque far risalire questo testo? L’unica cosa che si può affermare con certezza è: a prima del 27 aprile 1599, giorno della visita pastorale del vescovo Speciano.
A nessuno sfugge però il valore sostanziale di questa “memoria”: lo stile della narrazione; la concentrazione massima del testo sul dialogo tra Maria e la veggente e sui “segni” che caratterizzano l’Apparizione del 1432; le lacrime e il dolore della Madonna; il fonte sgorgato sul luogo della Comparsa, senza aggiunte o amplificazioni superflue di natura devozionistica.

Le lacrime agli occhi, le mani aperte come afflitta
Il pianto della Madonna a Caravaggio, come anche il messaggio sul quale si deve invece meditare a lungo, non è quasi mai stato sottolineato. Eppure Giannetta aveva colto, impressionata, quelle lacrime e quell’afflizione della Madre di Cristo: la Madonna parla con le lacrime agli occhi. E’ vero che le sembrano oro luccicante, ma è perché non possono non colpirla. A mani aperte e come afflitta la Vergine confida la propria pena e nello stesso tempo la propria compassione interceditrice a Giannetta. Il dolore della Vergine è il dolore del suo Figlio, provocato fino alla minaccia di castigo per i peccati degli uomini come nel Vangelo: “… se non farete penitenza, perirete tutti allo stesso modo” (Lc 13, 3.5).
E c’era motivo, se pensiamo a quegli anni di storia travagliata per la Chiesa e alle violenze del tempo perpetrate nella stessa terra di Caravaggio.
Per la situazione politica nel territorio di Gera d’Adda va ricordato che fin dall’inizio del 1431 si erano riaccese le ostilità tra la repubblica veneta e il ducato di Milano. Caravaggio ne costituirà come uno snodo cruciale per non pochi anni durante tutto il secolo XV. Tra il 1432 e il 1441, tra il 1448 e il 1453 Caravaggio va e torna sotto il dominio di Milano e Venezia, e viene fatta teatro di battaglie, tregue, negoziazioni di “capitoli” dall’una e dall’altra parte che permettano ai suoi abitanti di sopravvivere. La pace, le paci, erano precarie. La Gera d’Adda resterà con Milano in relativa tranquillità fino al 1499. Poi per altri dieci anni circa ritornerà sotto Venezia.

Una fonte mai vista prima
“Nostra Signora del fonte” viene oggi denominato il Santuario di Caravaggio. Per molti secoli invece il luogo e la chiesa dell’Apparizione erano indicati come “Santa Maria alla fontana”. E questo modo di scrivere aveva una ragione precisa.
Il prato Mazzolengo era parte di una vasta campagna che circondava Caravaggio e non si trovava certo in un luogo “incolto arido e selvatico… sapendo certissimo che qui non v’era né fontana, né altra sorgiva d’acqua”, come comincia a scrivere nell’Historia del 1599 Paolo Morigi, storico dell’epoca. La smentita viene dalla relazione dei rappresentanti di Caravaggio recepita nelle “lettere patenti” di Antonio Aleardi, vicario generale del vescovo Venturino: la Madonna appare in località chiamata Mazzolengo dove da sempre c’era e c’è tuttora una fontana; appare proprio “nei pressi” (prope fontem) di essa così che il luogo risulta essere ben individuato, a distanza di alcune decine di passi.
Gli abitanti di Caravaggio sapevano che sulla strada che porta a Misano nella campagna “al Mazzolengo” si trova una grande sorgiva ben identificata e che quei terreni, come molti altri in zona, sono ricchi di sorgive.
Giannetta falcia la sua erba su quei terreni ma dove la Madonna in quel giorno le appare non c’è né si vede nessuna sorgiva. Per questo alla gente che accorre viene dato di trovare “una fonte mai vista prima”. E solo perché chi si bagna in quell’acqua viene risanato dai propri mali quella sorgiva diverrà “il sacro fonte”. E solo perché il leggendario incredulo che vi getta il legno secco nella speranza che in qualche modo venga la prova certa o la smentita dell’asserita Apparizione (come Tommaso apostolo: “… se non vedrò… se non toccherò con le mie mani… non crederò”) lo vede trasformato in virgulto fiorito, quella fonte gli si certificherà come “la fontana dei miracoli”. 
Ma come si farà a indicare, a chi corre a vedere, dov’è apparsa la Madonna? Si dirà: “alla fontana”. Noi però dobbiamo precisare che il volgare quattrocentesco riportato anche nei documenti ufficiali latini Santa Maria alla fontana va letto come esige che sia tradotto il latino di provenienza; e cioè, per farci sapere che la chiesa di Santa Maria si trova andando sulla via per Misano al prato Mazzolengo nei pressi (ad) di una sorgiva. Questa lettura sgombra senza alcuna forzatura, anzi sulla base sicura della configurazione dei luoghi, ogni pretesa o presunta contraddizione nelle narrazioni dell’evento del 26 maggio a proposito di … due fonti.

ll segno dell’acqua e il Vangelo
A suo modo la fontana dei miracoli rende presente, qui e ora il Vangelo. Lo avevano ben compreso fin dagli inizi gli antichi testimoni che "registravano" le guarigioni con fraseologia evangelica: "Adi soprascritto (10 d'agosto 1432). Stefano, figliuolo di Gabriello di Zenalij di Trevì (Treviglio), d'età d'anni quattro, mai haveva havuto l'uso dell'andare, si come testificò sua madre, ma subito che fu lavato nella Fontana caminò co'soli suoi piedi securamente senz'altrui sostegno".
Il segno dell'acqua accompagna la storia del popolo dell'antica e della nuova Alleanza e caratterizza molti Santuari dove la Madre di Gesù è apparsa. Non per nulla la presenza di Lei è stata "determinante" quando il Cristo compì il primo dei suoi segni cambiando l'acqua in vino. Per mezzo dell'acqua Egli ha pure operato guarigioni del corpo e dello spirito. Il peccato del mondo è lavato dall'acqua e dal sangue sgorgati dal suo Cuore trafitto e, per il dono dello Spirito, sono generati a vita nuova i rinati nell'acqua del battesimo.
Quando sui piazzali del Santuario si portano i malati e si fanno passare dal Sacro Fonte pregando per la loro guarigione, quando le folle accorrono a questo luogo in pellegrinaggio per attingere alle sorgenti della grazia non appena materiale; quando la devozione spinge il popolo dei fedeli a chiedere "qualunque cosa" a Gesù, interponendo l'intercessione della Madre (... "Non hanno più vino"!) con la fiducia che lo farà, si può dire che si condiscende a forme sentimentali e non razionali di fede e ci si rifugia appena in una preghiera di tipo consolatorio?
Qui Gesù passa ancora in mezzo all'umanità, operando "con la potenza dello Spirito" nella sorgente di acqua viva, sempre vivo anche se misteriosamente presente sotto il segno eucaristico.
E quando all'incontro della folla con Lui avvengono grazie di conversione dei cuori e di guarigione dalle infermità fisiche è pur sempre attraverso i segni e le mediazioni dell'incarnazione del Cristo, di nuovo e a continuazione dell'"anno di grazia del Signore" che viene offerta la possibilità di accostare e raggiungere, nel Signore Gesù, l'unico dono della grazia di Dio.
Il segno dell’acqua, tuttavia oltre che conferma della credibilità dell’attestazione di Giannetta, è l’espressione della potenza sanante della grazia di Dio, che opera per intercessione di Maria dopo la sua apparizione.
"La gente non crederà a me", disse Giannetta.
Ma la clementissima Vergine rispose: "Alzati, non temere. Tu riferisci quanto ti ho ordinato; io confermerò le tue parole con segni così grandi che nessuno dubiterà che tu hai detto la verità". ... e fatto il segno della croce su Giannetta, scomparve ai suoi occhi.
Così riferisce ancora il testo dell'antico racconto. I “segni così grandi” che hanno confermato il messaggio: sono dunque la fonte mai veduta prima da nessuno; gli ammalati liberati dalle infermità di cui soffrivano.

Appello evangelico alla conversione
Se sono state da sempre variamente illustrate, la storia e le tradizioni, le devozioni e l'arte che hanno reso celebre il Santuario di Caravaggio nei secoli per quanto sorprendente possa sembrare, il messaggio dell'Apparizione è quasi del tutto ignorato e per di più ha continuato a rimanere senza commento.
E’ vero che ci è stato trasmesso in una forma e in un genere letterario che non sono più della nostra cultura, anche teologica. Ma il fatto strano è che pure nei secoli passati l'attenzione e la devozione suscitata dall'evento del 26 maggio 1432 sembra essersi polarizzata più sulla "fontana dei miracoli" che sulle pa­role della Madonna a Giannetta.
Quali parole? Riascoltiamole in una traduzione la più fedele possibile al testo dell'antico racconto "autorizzato" tramandatoci dagli atti della visita pastorale del vescovo Speciano:
"Ascolta bene e ricorda. Voglio che tu riferisca ovunque potrai, o faccia dire, questo: l'altissimo onnipotente mio Figlio intendeva annientare questa terra a causa dell'iniquità degli uomini. Essi fanno ciò che è male ogni giorno più, e cadono di peccato in peccato. Ma io per sette anni ho implorato dal mio Figlio misericordia per le loro colpe. Perciò voglio che tu dica a tutti e a ognuno che digiunino a pane e acqua ogni venerìi in onore del mio Figlio…"
Al di la del rivestimento verbale e delle espressioni usate, il messaggio nella sua essenzialità è lo stesso - del resto non potrebbe essere altro - che risuona dall'Antico al Nuovo Testamento, dall'una all'altra testimonianza profetica concentrata nell'appello di Gesù: "Convertitevi e credete al Vangelo... Il tempo della salvezza è venuto... Il Regno di Dio si realizza".

Al di là del rivestimento culturale e letterario, l'analisi obiettiva delle parole dell'Apparizione di Caravaggio nella loro sostanza e sobrietà ci porta dunque ad un unico messaggio: "Convertitevi e credete al Vangelo", quasi che la Madre del Redentore abbia voluto apparire qui per ripetere in quel tempo e per ogni tempo le ultime sue parole riferite dall'evangelista Giovanni: "Fate quello che vi dirà".
E anche se accompagnato da premonizioni e dalla minaccia di castighi - lo stesso Figlio di Dio quando venne tra gli uomini non tacque la contestazione profetica della “durezza del cuore” e il giudizio incombente per chi non si converte - è pur sempre un appello alla conversione allietato con la promessa di una misericordia già accordata al peccatore che si pente.
Né deve ritenersi inattuale il richiamo al digiuno e a pratiche devozionali. La vita cristiana, oltre che conversione continua, è anche penitenza mortificatrice; e la fede, fatta salva la sua purezza essenziale, non rifugge dall'esprimersi nella religiosità che si riveste di forme variabili nella diversificazione di culture e tempi.
Qualcuno teme che l’importanza attribuita ai messaggi dell'Apparizione della Madonna e alla stessa Vergine Maria come messaggera, oppure ai suoi fortunati veggenti, rischi di snaturare e oscurare il ruolo centrale di Gesù Cristo e della Chiesa, di sminuire la necessità di credere al Vangelo nella sua integrità radicale orientando piuttosto gli animi a verità e rivelazioni che non sono necessarie alla salvezza. Ma è proprio questa la discriminante tra le vere apparizioni e quelle presunte: le apparizioni autentiche fanno rivivere il Vangelo; Maria e i santi conducono a Dio e al suo inviato Gesù Cristo, unico salvatore degli uomini.
Non solo nel tempo di Gesù, ma anche nel tempo della Chiesa - per noi è questo nostro tempo - alla madre di Cristo continua ad essere affidata la missione di predisporre gli uomini all'avvento del Signore. Maria, figura tipica della stessa comunità cristiana "profeta dei tempi nuovi", è madre con la Chiesa e nella Chiesa anche della seconda venuta di Gesù in gloria. Con la Chiesa e nella Chiesa "pellegrina sulla terra" Maria è dentro il popolo di Dio in cammino per condurre tutta l'umanità incontro al Cristo.

Il sabato della riconoscenza
"Voglio che tu dica", continua l'antico racconto, "che dopo il vespro festeggino ogni sabato per devozione a me. Quella metà giornata devono dedicarla a me per i molti e grandi favori che hanno ottenuto dal mio Figlio per mia intercessione".
Anche quando la Vergine appare a chiedere preghiere, cosa continua ad accadere che sia diverso da quanto avvenne nella prima generazione dei discepoli? "Tutti erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di Lui". Un luogo dove pregare e celebrare il sabato dedicato in riconoscenza a Chi aveva interceduto "per sette anni" non venne efficacemente richiesto dalla Comparsa a Giannetta. Ma alla comunità di Caravaggio parve che la costruzione di una casa di preghiera e di un luogo d'ospitalità per malati e pellegrini fosse la testimonianza più reale del ringraziamento per la grazia ricevuta. I suoi rappresentanti domandarono dunque al vescovo di poter edificare una chiesa e un ospedale: l'evento dell'Apparizione fioriva in preghiera e carità operosa.
Dunque per chi accoglie il messaggio dell'Apparizione nella sua integrità e nelle sue conseguenze, l'appello a conversione è un invito alla fede nel Dio che salva, e a una fede che trasformi la vita. Non evasione intimistica in una spiritualità pavida e pessimista; non appena ritorno a pratiche religiose ma passione per la costruzione della Chiesa nel mondo, ma centralità ridonata ai sofferenti, ai malati, ai poveri nella casa di Dio e nella comunità umana.
Il frutto del ritorno a Dio e dell’amore vissuto per il prossimo è la gioia, la festa. La “grazia ricevuta” per intercessione di Maria giustamente esige riconoscenza; che però non è un puro dovere ma un’allegrezza. In Santuario non si può non cantare il Magnificat “per la misericordia che di generazione in generazione si stende su chi ha il santo timor di Dio”; non si può non “fare festa” per il ritrovamento di chi “era perduto” ed è tornato alla casa del Padre.
Se Maria, la madre, insieme con Gesù e i discepoli partecipa alle nozze non mancherà “il vino buono tenuto in serbo sino a ora”.

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