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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Evagrio Pontico (ca. 345-399), monaco

Nel 399, il giorno dell'Epifania, si spegne Evagrio Pontico, monaco e maestro di vita spirituale nel deserto egiziano.
Era nato attorno al 345 a Ibora, nel Ponto, in una famiglia di alti notabili, e questo gli permise di ricevere una formazione completa e raffinata.
Ordinato lettore da Basilio, egli divenne membro del clero di Cesarea, ove rimase fedele al proprio vescovo fino alla morte di quest'ultimo. Quindi si trasferì a Costantinopoli dall'amico Gregorio di Nazianzo, che lo ordinò diacono e lo volle al proprio fianco nella difficile lotta contro gli ariani.
Quando Gregorio si ritirò, egli trascorse un certo tempo al servizio del nuovo patriarca Nettario, finché una serie di drammatiche circostanze finì, secondo le sue stesse parole, per «esiliare Evagrio nel deserto».
Fuggito da Costantinopoli, si recò a Gerusalemme, e quindi raggiunse il deserto egiziano di Nitria attorno al 384. Dopo due anni di vita semianacoretica alla scuola di Macario di Alessandria e di Macario il Grande, egli ottenne un maggiore isolamento nel deserto delle Celle. La sua lotta nel deserto, non del tutto scelta ma pienamente assunta, non fu vana. Nel deserto Evagrio sviluppò infatti una sintesi di teologia e di monachesimo pratico unica per il suo tempo. La sua sensibilità psicologica, la sua finezza analitica ne fecero uno dei più grandi maestri spirituali dell'antichità, e a lui si ispireranno Massimo il Confessore, Isacco il Siro e Simeone il Nuovo Teologo, per citare solo i padri più famosi.
La condanna di alcune sue affermazioni, avvenuta a quasi due secoli dalla morte e in circostanze non chiare, ha a lungo infangato la memoria di Evagrio, anche se non ha impedito che i suoi scritti, spesso sotto altro nome, giungessero fino a noi. Solo la critica moderna gli ha restituito l'onore che si merita.
Un profilo biografico esauriente di Evagrio Pontico lo fornisce il suo discepolo Palladio in un capitolo dell'Historia Lausiaca (il 38esimo) completamente dedicato al maestro; ma notizie sulla vita di Evagrio le apprendiamo anche da Rufino e da Socrate. Palladio, parlando con venerazione, ma anche con schiettezza, del suo mentore, afferma che egli visse come gli apostoli e che la sua vicenda umana merita non di cancellarsi nel silenzio, ma di essere affidata alla scrittura per la glorificazione degli edificati e l'edificazione dei riottosi.
Nato ad Ibora, nel Ponto, verso il 345 d.C., già intimo di Basilio Magno, che gli era finitimo, diviene diacono grazie all'insigne Gregorio di Nazianzo, l'altro grande cappadoce (l'amicizia tra i due È testimoniata dal Testamentum dello stesso Gregorio, che lascia in eredità ad Evagrio una camicia, una tunica, due mantelli e trenta pezzi d'oro) e lo segue a Costantinopoli, dove Evagrio rivela immediatamente la sua abilità nel confutare tutte le eresie.
Là, tuttavia, irretito da una vana immagine di donna, come dice severamente Palladio, intreccia una fosca relazione con la moglie di un funzionario imperiale. Da quel momento, tra vittorie esaltanti e atroci sconfitte, inizia la sua strenua battaglia contro i vizi, di cui diviene l'acuto teorico proprio per averli sperimentali intensamente, al punto che un sommesso e ansioso respiro autobiografico esala dai suoi scritti. Per sottrarsi ai vincoli smaniosi della donna è indotto ad una fuga salutare da sogni tempestosi e premonitori, lascia Costantinopoli e approda presso la beata Melania a Gerusalemme, dove cerca conforto. Ma anche qui eccolo cedere ad altre tentazioni, come la vanagloria, finché‚ una lunga malattia ne prostra spirito e corpo.

Infine la sua vita irrequieta muta radicalmente in seguito alla scelta di ritirarsi nel deserto egiziano. Per due anni dimora sul monte della Nitria e per quattordici nelle Celle. Conosce i due Macari, l'Egiziano e l'Alessandrino, e si lega in special modo ad Ammonio, fervente origenista, subendone l'influsso. Nel deserto Evagrio conduce un'esistenza all'insegna di un'ascesi rigidissima, lui che proveniva dalla vita raffinata e lussuosa di Bisanzio: si ciba unicamente di pane e acqua, e solo due anni prima di morire gli si conosce una tarda acquiescenza per i legumi secchi.
Viene spesso tormentato dai demoni, soprattutto dallo spirito di lussuria e di blasfemia, ma riceve, in cambio dei suoi sforzi, il dono della di krisis. Sembra che per la stima di cui era circondato sia fra quei monaci avvicinati dall'ambizioso Teofilo, vescovo di Alessandria, che lo tentò offrendogli invano una sede vescovile.

Evagrio muore nel 399, poco prima dello scoppio della controversia origenista. (Per le fonti delle notizie biografiche su Evagrio si veda l'Introduction di Guillaumont, cit., pp. 21-29 e 304-318.) Sappiamo di una copiosa produzione scritta di Evagrio da tutti i suoi biografi. Si parla di una folta schiera di lettori delle sue opere in greco, ma anche in latino - grazie alle traduzioni di Rufino - come è ricordato da Gerolamo nella lettera 133esima a Ctesifonte.
A causa della condanna, la controversia sulle opere certe di Evagrio e su quelle a lui attribuite appare assai spinosa. Alcuni testi del Nostro, infatti, scomparvero dalla tradizione manoscritta greca. Tuttavia ostinati adepti escogitarono la felice soluzione di tradurre certi trattati in siriaco e armeno o, in altri casi, strenui copisti raccolsero alcune opere sotto nomi soccorrevoli e ortodossi.
Fonte: monasterovirtuale.it

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