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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Santa Teresina di Lisieux: Storia di un'anima - Parte VIII

STORIA DI UN’ANIMA: S. Teresina di Lisieux (S. Teresina del Bambin Gesù)

Lunedì 9 aprile, giorno in cui il Carmelo celebrava la festa dell'Annunciazione, rimandata a causa della Quaresima, fu scelto per il mio ingresso. La vigilia tutta la famiglia era riunita attorno alla tavola dove dovevo sedermi per l'ultima volta. Ah! quanto sono laceranti queste riunioni intime!... Quando una vorrebbe vedersi dimenticata, le carezze, le parole più tenere sono prodigate e fanno sentire il sacrificio della separazione...
Papà non diceva quasi niente ma il suo sguardo si fissava su di me con amore... La Zia piangeva ogni tanto e lo Zio mi faceva mille complimenti affettuosi. Giovanna e Maria erano anche loro piene di delicatezze per me, soprattutto Maria che prendendomi da parte, mi chiese perdono delle pene che credeva di avermi causato.
E infine la mia cara piccola Leonia, tornata dalla Visitazione da qualche mese, mi ricolmava ancor più di baci e di carezze. Solo di Celina non ho parlato, ma tu indovini, Madre mia cara, come passò l'ultima notte che abbia­mo dormito insieme... Al mattino del grande giorno, dopo aver gettato un ultimo sguardo sui Buissonnets, questo nido grazioso della mia infanzia che non dovevo più rivedere, io partii al braccio del mio Re amato per salire la montagna del Carmelo...
Come la vigilia tutta la famiglia si trovò riunita per ascoltare la S. Messa e fare la comunione. Appena Gesù fu sceso nel cuore dei miei cari parenti, io non sentii attorno a me che singhiozzi, non ci fui che io che non versai lacrime, ma sentii il mio cuore battere con una tale violenza che mi parve impossibile farmi avanti quando vennero a farci il segno di venire alla porta del Convento; mi feci avanti pur chiedendomi se non stavo per morire per la forza dei battiti del mio cuore... Ah! che momento fu quello! Bisogna esserci passati per sapere cosa è...
La mia emozione non si manifestò all'esterno: dopo aver abbracciato tutti i membri della mia cara famiglia, mi misi in ginocchio davanti al mio incomparabile Padre, chiedendogli la sua benedizione; per darmela si mise in ginocchio anche lui e mi benedisse piangendo... Era uno spettacolo che doveva far sorridere gli angeli, quello di questo vegliardo che presentava al Signore sua figlia ancora nella primavera della vita!... Qualche istante dopo, le porte dell'arca santa si chiusero su di me e là ricevetti gli abbracci delle care sorelle che mi erano state madri e che io avrei ormai preso come modelli delle mie azioni... Finalmente i miei desideri erano compiuti, la mia anima sentiva una PACE così dolce e così profonda che mi sarebbe impossibile esprimerla e dopo 7 anni e mezzo questa pace intima è rimasta la mia parte, essa non mi ha mai abbandonato in mezzo alle più grandi prove.
Come tutte le postulanti fui condotta in coro subito dopo il mio ingresso; era nell'ombra a causa del S. Sacramento esposto e la cosa che colpì innanzitutto i miei sguardi, furono gli occhi della nostra santa Madre Geneviève, che si fissarono su di me; io rimasi un momento in ginocchio ai suoi piedi ringraziando il buon Dio della grazia che Egli mi concedeva di conoscere una santa e poi seguii la Madre Maria di Gonzaga nei diversi locali della comunità; tutto mi pareva splendido, mi credevo trasportata in un deserto, la nostra piccola cella soprattutto mi incantava, ma la gioia che sentivo era calma, lo zefiro più leggero non faceva ondeggiare le acque tranquille su cui vogava la mia piccola navicella, nessuna nuvola oscurava il mio cielo azzurro... ah! ero pienamente ricompensata di tutte le mie prove... Con quale gioia profonda ripetevo queste parole: “È per sempre, sempre, che io sono qui!...”.
Questa felicità non era effimera, non doveva assolutamente volar via con “le illusioni dei primi giorni”. Le illusioni, il Buon Dio mi ha fatto la grazia di non averne alcuna entrando al Carmelo; ho trovato la vita religiosa tale quale me l'ero immaginata, nessun sacrificio mi sorprese e tuttavia, tu lo sai, Madre mia cara, i miei primi passi hanno incontrato più spine che rose!... Sì, la sofferenza mi ha teso le braccia e io mi ci sono gettata con amore... Quello che venivo a fare al Carmelo, lo ho dichiarato ai piedi di Gesù Ostia, nell'esame che precedé la mia professione: “Io sono venuta per salvare le anime e soprattutto per pregare per i preti”. Quando si vuole raggiungere un fine, bisogna prenderne i mezzi; Gesù mi fece comprendere che era attraverso la croce che Egli voleva danni le anime, e la mia attrazione per la sofferenza crebbe proprio mentre la sofferenza aumentava. Durante 5 anni questa via fu la mia; ma all'esterno, nulla traduceva la mia sofferenza tanto più dolorosa in quanto ero sola a conoscerla. Ah! che sorpresa alla fine del mondo avremo nel leggere la storia delle anime!... Quante persone saranno sbalordite vedendo la via per cui la mia è stata condotta!...
La cosa è così vera che, due mesi dopo il mio ingresso, il Padre Pichon venuto per la professione di Sr Maria del Sacro Cuore III, fu sorpreso di vedere quello che il Buon Dio faceva nell'anima mia e mi disse che il giorno prima, avendomi vista mentre pregavo in coro, credeva che il mio fervore fosse proprio come quello di una bambina e la mia via molto dolce. Il mio incontro con il buon Padre fu per me una consolazione grandissima, ma velata dalle lacrime a causa delle difficoltà che incontravo ad aprire l'anima mia. Tuttavia feci una confessione generale, come mai ne avevo fatte; alla fine il Padre mi disse queste parole, le più consolanti che siano venute a risuonare alle orecchie della mia anima:
“Alla presenza del Buon Dio, della Vergine e di tutti i Santi, IO DICHIARO CHE MAI VOI AVETE COMMESSO UN SOLO PECCATO MORTALE...”. Poi aggiunse: ringraziate il Buon Dio di ciò che fa per voi, perché se egli vi abbandonasse, invece di essere un piccolo angelo, voi diventereste un piccolo demonio. Ah! non avevo difficoltà a crederlo, io sentivo quanto ero debole e imperfetta, ma la riconoscenza riempiva la mia anima; avevo una così grande paura di aver macchiato la veste del mio Battesimo, che un'assicurazione come quella, uscita dalla bocca di un direttore come li voleva la Nostra S. Madre Teresa, che cioè univa la scienza alla virtù, mi sembrava uscita dalla bocca stessa di Gesù... Il buon Padre mi disse ancora queste parole che si sono dolcemente impresse nel mio cuore: “Figlia mia, che Nostro Signore sia sempre il vostro Superiore e il vostro Maestro dei novizi”. Lo fu nei fatti e anche “il Mio direttore”. Non è che io voglia dire così che l'anima mia sia stata chiusa per le mie Superiore, ah! lungi da ciò, io ho sempre cercato che essa fosse per loro un libro aperto; ma nostra Madre, spesso ammalata, aveva poco tempo per occuparsi di me. Io so che mi voleva molto bene e diceva di me tutto il bene possibile, tuttavia il Buon Dio permetteva che a sua insaputa, ella fosse stata molto severa io non potevo incontrarla senza baciare la terra, era la stessa cosa nei rari incontri di direzione che avevo con lei... Che grazia senza prezzo!... Come il Buon Dio agiva visibilmente in quella che teneva il suo posto!... Che sarei diventata se, come credevano le persone del mondo, io fossi stata “il giocattolo” della comunità?... Forse invece di vedere Nostro Signore nelle mie Superiore io non avrei io guardato altro che le persone, e il mio cuore, così ben vigilato nel mondo, si sarebbe attaccato umanamente nel chiostro... Fortunatamente fui preservata da questa sventura. Senza dubbio, amavo molto nostra Madre, ma con un affetto puro che mi innalzava verso lo Sposo della mia anima...
La nostra Maestra era una vera santa, il tipo perfetto delle prime carmelitane; tutto il giorno stavo con lei, perché lei mi insegnava a lavorare. La sua bontà per me era senza confini e tuttavia l'anima mia non si dilatava... Non era che con sforzo che mi era possibile fare direzione, non essendo abituata a parlare dell'anima mia io non sapevo come dire ciò che vi passava. Una buona vecchia madre comprese un giorno quello che provavo, mi disse ridendo a ricreazione: “Mia piccola figlia, mi pare che voi non dovete avere grandi cose da dire ai vostri superiori”. - “Perché, Madre mia, dite così?”. - Perché l’anima vostra è estremamente semplice, ma quando sarete perfetta, voi sarete ancora più semplice, più ci si avvicina al Buon Dio, più ci si semplifica”. La buona Madre aveva ragione; tuttavia la difficoltà che avevo ad aprire l'anima mia pur venendo dalla mia semplicità era una vera prova, io lo capisco adesso, perché senza smettere di essere semplice esprimo i miei pensieri con una grandissima facilità.
Ho detto che Gesù era stato “il mio Direttore”. Entrando al Carmelo feci conoscenza con colui che doveva servirmi come tale, ma appena mi aveva ammessa nel numero delle sue figlie parti per l’esilio… Così non lo avevo conosciuto che per esserne subito privata... Ridotta a ricevere da lui una lettera all'anno, contro 12 che gli scrivevo io, il mio cuore si volse ben presto verso il Direttore dei direttori e fu Lui che mi istruì in questa scienza nascosta ai sapienti e agli intelligenti che Egli si degna di rivelare ai più piccoli.
Il piccolo fiore trapiantato sulla montagna del Carmelo doveva fiorire all'ombra della Croce; le lacrime, il sangue di Gesù divennero la sua rugiada e il suo Sole fu il suo Volto Adorabile velato di pianto... Fino allora non avevo sondato la profondità dei tesori nascosti nel Santo Volto, fu da te, Madre mia cara, che imparai a conoscerli, allo stesso modo in cui un'altra volta tu ci hai tutte precedute al Carmelo, così tu avevi penetrato per prima i misteri d'amore nascosti nel Volto del nostro Sposo; allora tu mi hai chiamato ed io ho capito... Ho capito ciò che era la vera gloria. Colui il cui regno non è di questo mondo mi mostrò che la vera sapienza consiste nel “voler essere ignorata e stimata per nulla”, - a “mettere la propria gioia nel disprezzo di se stessi”. Ah! come quello di Gesù, io volevo che: “il mio volto sia veramente nascosto, che sulla terra nessuno mi ricono­scesse”. Avevo sete di soffrire e di essere dimenticata.
Quanto è misericordiosa la via per cui il Buon Dio mi ha sempre condotta, mai Egli mi ha fatto desiderare qualcosa senza darmela, così il suo calice amaro mi parve delizioso...
Dopo le radiose feste del mese di Maggio, feste della professione e velazione della nostra cara Maria, la prima della famiglia che l'ultima ebbe la felicità di incoronare nel giorno delle sue nozze, occorreva proprio che la prova venisse a visitarmi... L'anno prima nel mese di Maggio, Papà aveva avuto un attacco di paralisi alle gambe, la nostra inquietudine allora fu grandissima, ma il forte temperamento del mio caro Re ebbe presto il sopravvento e le nostre paure disparvero; tuttavia più di una volta durante il viaggio a Roma, avevamo notato che egli si stancava facilmente che non era più così allegro come di solito... Quello che soprattutto io avevo notato era il progresso che Papà faceva nella perfezione; sull'esempio di S. Francesco di Sales, era arrivato a rendersi padrone della sua vivacità naturale al punto che pareva avere la natura più dolce del mondo... Le cose della terra parevano appena sfiorarlo, passava facilmente sopra le contrarietà di questa vita, infine il Buon Dio l'inondava di consolazioni; durante le sue visite quotidiane al S. Sacramento i suoi occhi si riempivano spesso di lacrime e il suo viso traspirava una beatitudine di cielo... Quando Leonia uscì dalla Visitazione, non si afflisse, non fece alcun rimprovero al Buon Dio di non aver esaudito le preghiere che egli Gli aveva rivolto per ottenere la vocazione della sua cara figlia, fu persino con una certa gioia che partì per andare a prenderla...
Ecco con quale fede Papà accettò la separazione dalla sua reginetta, egli la annunciò in questi termini ai suoi amici di Alencon: - “Carissimi amici, Teresa, la mia reginetta, è entrata ieri al Carmelo!... Dio solo può esigere un tale sacrificio... Non mi compiangete, perché il mio cuore sovrabbonda di gioia”.
Era tempo che un così fedele servitore ricevesse il premio dei suoi travagli, era giusto che il suo salario somigliasse a quello che Dio dette al Re del Cielo, suo unico Figlio... Papà aveva appena offerto a Dio un Altare, fu lui la vittima scelta per esservi immolata con l’Agnello senza macchia. Tu conosci, Madre mia cara, le nostre amarezze del mese di giugno e soprattutto del 24 dell'anno 1888, questi ricordi sono troppo ben impressi nel fondo dei nostri cuori perché sia necessario scriverli... O Madre mia! quanto abbiamo sofferto!... e non era ancora che l'inizio della nostra prova... Tuttavia l'epoca della mia vestizione era arrivata; io fui ricevuta dal capitolo, ma come pensare di fare una cerimonia? Già si parlava di darmi il santo abito senza farmi uscire, quando si decise di aspettare. Contro ogni speranza, il nostro caro Padre si rimise dal suo secondo attacco e Monsignore fissò la cerimonia per il 10 gennaio. L'attesa era stata lunga, ma anche, che bella festa!... non ci mancava nulla, niente, neppure la neve... Io non so se già ti ho parlato del mio amore per la neve?... Piccolissima, il suo candore mi rapiva; uno dei più grandi piaceri era di passeggiare sotto i fiocchi nevosi. Da dove mi veniva questo gusto per la neve?... Forse dal fatto che essendo un piccolo fiore invernale la prima acconciatura di cui i miei occhi videro abbellita la natura dovette essere il suo bianco mantello... Finalmente avevo sempre desiderato che il giorno della mia vestizione fosse come me vestito di bianco. La vigilia di quel bel giorno guardavo tristemente il cielo grigio da cui scendeva ogni tanto una pioggia fine e la temperatura era così dolce che non speravo più la neve. il mattino seguente, il Cielo non era cambiato; tuttavia la festa fu magnifica, e il fiore più bello e più magnifico era il mio amato Re, mai era stato più bello, più dignitoso... Fece l’ammirazione di tutti, quel giorno fu il suo trionfo, la sua ultima festa quaggiù. Aveva dato tutte le sue figlie al Buon Dio, perché Celina gli aveva confidato la sua vocazione, aveva pianto di gioia ed era andato con lei a ringraziare Colui che “gli faceva l'onore di prendergli tutte le sue figlie”.
Alla fine della cerimonia Monsignore intonò il Te Deum, un prete cercò di far notare che questo canto non si canta che per le professioni, ma l'avvio era stato dato e l'inno di rendimento di grazie continuò fino alla fine. Non bisognava forse che la festa fosse completa perché in essa si unificavano tutte le altre?... Dopo aver abbracciato un'ultima volta il mio amato Re, rientrai in clausura, la prima cosa che vidi sotto il chiostro fu “il mio Gesù Bambino rosa” che mi sorrideva in mezzo ai fiori e alle luci e poi subito il mio sguardo si posò su dei fiocchi di neve... il prato era bianco come me. Che delicatezza di Gesù! Prevenendo il desiderio della sua piccola fidanzata, le regalava la neve... La neve, chi è quell'uomo mortale, per potente che sia, che possa fame cadere dal Cielo per incantare la sua amata?... Forse le persone del mondo si posero anche loro questa domanda, ciò che è sicuro, è che la neve della mia vestizione par­ve loro un piccolo miracolo e che tutta la città se ne meravigliò. Si trovò che io avevo un ben strano gusto ad amare la neve... Tanto meglio! la cosa fa ancora risaltare di più l'incomprensibile condiscendenza dello Sposo delle vergini, di Colui che ama i Gigli bianchi come la NEVE!... Monsignore entrò dopo la cerimonia, fu di una bontà tutta paterna per me. Credo proprio che fosse fiero di vedere che ero riuscita, diceva a tutti che ero “la sua piccola figlia”. Ogni volta che tornò dopo questa bella festa, sua Eccellenza fu sempre buonissimo con me, mi ricordo soprattutto della sua visita in occasione del centenario del N.P. S. Giovanni della Croce. Egli mi prese il capo tra le sue mani, mi fece mille carezze di ogni tipo, mai io ero stata così onorata! Nello stesso tempo il Buon Dio mi fece pensare alle carezze che Egli vorrà prodigarmi davanti agli angeli e ai Santi e di cui mi dava una debole immagine fin da questo mondo, e così la consolazione che sentii fu davvero grande...
Come ho appena detto la giornata del 10 gennaio fu il trionfo del mio Re, io la paragono all'ingresso di Gesù a Gerusalemme il giorno delle palme; come quella del Nostro Divino Maestro la sua gloria di un giorno fu seguita da una passione dolorosa e quella passione non fu solo per lui; come i dolori di Gesù trapassarono con una spada il cuore della sua Divina Madre, così i nostri cuori risentirono dolori di colui che noi amavamo più teneramente di ogni altro sulla terra... Io mi ricordo che nel mese di giugno 1888, al momento delle nostre prime prove, dicevo: “Soffro molto, ma sento che posso sopportare ancora prove più grandi”. Io non pensavo allora a quelle che mi erano riservate... Non sapevo che il 12 febbraio, un mese dopo la mia vestizione, il nostro amato Padre avrebbe bevuto al più amaro, al più umiliante di tutti i calici.
Ah! Quel giorno non ho detto che potevo soffrire ancora di più!!!... Le parole non possono esprimere le nostre angosce, e così io non cercherò di descriverle. Un giorno, in Cielo, ci piacerà parlarci delle nostre gloriose prove, non siamo già felici di averle sopportate?... Sii tre anni del martirio di Papà mi appaiono i più amabili, i più fruttuosi di tutta la nostra vita, io non li darei in cambio per tutte le estasi e le rivelazioni dei Santi, il mio cuore trabocca di riconoscenza pensando a quel tesoro inestimabile che deve procurare una santa gelosia agli Angeli della corte Celeste... Il mio desiderio delle sofferenze era colmato, tuttavia la mia attrazione per esse non diminuiva, e così l'anima mia partecipò subito alle sofferenze del mio cuore. L'aridità era il mio pane quotidiano e privata di ogni consolazione ero tuttavia la più felice delle creature, poiché tutti i miei desideri erano esauditi...
O Madre mia cara! quanto è stata dolce la nostra grande prova, poiché da tutti i nostri cuori non sono usciti che sospiri d'amore e di riconoscenza!... Noi non camminavamo più nei sentieri della perfezione, noi volavamo tutte e 5. Le due povere piccole esuli di Caen, pur essendo ancora nel mondo, non erano più del mondo... Ah! che meraviglie ha fatto la prova nell'anima della mia cara Celina!... Tutte le lettere che lei scriveva allora sono improntate alla rassegnazione e all'amore... E chi potrà dire i parlatori che avevamo insieme?... Ah! lungi dal separarci le grate del Carmelo univano più forte le nostre anime, noi avevamo gli stessi pensieri, gli stessi desideri, lo stesso amore di Gesù e delle anime... Quando Celina e Teresa si parlavano, mai una parola delle cose della terra si mescolava alle loro conversazioni che già erano tutte nel Cielo. Come una volta al belvedere, esse sognavano le cose dell'eternità e per gioire presto di quella felicità senza fine, sceglievano quaggiù come unica parte “La sofferenza e il disprezzo”.

Così passò il tempo del mio fidanzamento... Fu lunghissimo per la povera piccola Teresa! Alla fine del mio anno, Nostra Madre mi disse di non pensare neppure di chiedere la professione, che certamente Mons. Superiore avrebbe respinto la mia domanda, io dovetti aspet­tare ancora 8 mesi... Al primo momento mi fu difficile accettare questo grande sacrificio, ma presto la luce si fece nell'anima mia; meditavo allora i “Fondamenti della vita spirituale” del Padre Surin; un giorno durante l'orazione capii che il mio desiderio così vivo di fare professione era mescolato con un grande amor proprio; poiché mi ero donata a Gesù per fargli piacere, consolarlo, non dovevo obbligarlo a fare la mia volontà al posto della sua!
Compresi ancora che una fidanzata doveva essere vestita per il giorno delle nozze e io non avevo fatto nulla a questo scopo... allora dissi a Gesù: “O mio Dio! io non ti chiedo di pronunciare i miei santi voti, attenderò quanto tu vorrai, soltanto non voglio che per colpa mia la mia unione con te sia differita, perciò metterò ogni cura a farmi un bel vestito arricchito di pietre preziose; quando tu lo troverai abbastanza riccamente ornato io sono sicura che tutte le creature non ti impediranno di scendere verso di me per unirmi per sempre a te, o mio Amato!...”.

Dopo la mia vestizione, avevo già ricevuto abbondanti lumi sulla perfezione religiosa, principalmente a proposito del voto di Povertà. Durante il mio postulantato, ero contenta di avere per mio uso delle cose belle e di trovarmi sottomano tutto ciò che mi era necessario. “il mio Direttore” tollerava pazientemente la cosa, perché Egli non ama mostrare tutto insieme alle anime. Egli dà ordinariamente la sua luce a poco a poco. (All'inizio della mia vita spirituale, verso l'età da 13 a 14 anni, mi chiedevo cosa più tardi avrei potuto migliorare, perché mi era impossibile capire meglio la perfezione; ho riconosciuto ben presto che più si avanza su questa via, più ci si crede lontani dal traguardo, e così ora mi rassegno a vedermi sempre imperfetta e vi trovo la mia gioia...). Torno alle lezioni che mi dette “il mio Direttore”. Una sera dopo compieta cercavo invano la nostra piccola lampada sulle panche destinate a questo uso, era tempo di grande silenzio, impossibile chiederla ad altri...io capii che una suora credendo di prendere la sua lampada aveva preso la nostra di cui avevo grandissimo bisogno; invece di sentire il dispiacere di esserne privata, io fui felicissima, sentendo che la povertà consiste nel vedersi privata non solo delle cose gradite ma anche delle cose indispensabili, e così nelle tenebre esteriori io fui illuminata interiormente... Fui presa a quell'epoca da un vero amore per le cose più scadenti e meno comode, così fu con gioia che mi vidi togliere la graziosa piccola brocca della nostra cella e dare al suo posto una grossa brocca tutta scheggiata... Io facevo anche sforzi per non scusarmi, ciò che mi sembrava difficilissimo soprattutto con la nostra Maestra cui non avrei voluto nascondere nulla; ecco la mia prima vittoria, non è grande ma mi è costata molto. - Un piccolo vaso sistemato dietro una finestra fu trovato rotto, nostra Madre credendo che ero stata io che l'avevo lasciato cadere, me lo mostrò dicendo di fare più attenzione un'altra volta. Senza dire nulla baciai la terra, poi promisi di stare più attenta in futuro. - A causa della mia poca virtù questi piccoli sacrifici mi costavano molto e io avevo bisogno di pensare che all'ultimo giudizio tutto sarebbe stato svelato, perché facevo questa osservazione: quando si fa il proprio dovere, non scusandosi mai, nessuno lo sa, e invece le imperfezioni appaiono subito...
Io mi applicavo soprattutto a praticare le piccole virtù, non avendo la facilità di praticare quelle grandi, così amavo ripiegare i mantelli dimenticati dalle sorelle e rendere loro tutti i piccoli servizi che potevo. Mi fu anche dato l'amore della mortificazione, e fu tanto più grande quanto nulla mi era permesso per soddisfarlo... La sola piccola mortificazione che praticavo nel mondo e che consisteva nel non appoggiare la schiena quando ero seduta mi fu proibita per la mia tendenza ad incurvarmi. Ohimè! il mio ardore non sarebbe stato senza dubbio di lunga durata se mi avessero accordato molte penitenze...
Quelle che mi erano permesse senza che le chiedessi consistevano nel mortificare il mio amor proprio, ciò che mi faceva molto più bene delle penitenze corporali...
Il refettorio, che fu il mio impiego subito dopo la mia vestizione mi fornì più di un'occasione di far stare al suo posto il mio amor proprio, e cioè sotto i piedi... È vero che avevo una grande consolazione nell'essere nello stesso impiego con te, Madre mia cara, e nel poter ammirare da vicino le tue virtù, ma questo avvicinamento era causa di sofferenze; io non mi sentivo come prima, libera di dirti tutto, c'era la regola da rispettare, non potevo aprirti l'anima mia, finalmente ero al Carmelo e non più ai Buissonnets sotto il tetto paterno!...
Tuttavia, la S. Vergine mi aiutava a preparare la veste dell'anima mia; appena essa fu terminata gli ostacoli sparirono da soli. Monsignore mi mandò il permesso che avevo sollecitato, la comunità volle accogliermi e la mia professione fu fissata per l'8 Settembre...
Tutto ciò che ho appena scritto in poche parole richiederebbe tante pagine di particolari, ma queste pagine non si leggeranno mai sulla terra; presto, Madre mia cara, ti parlerò di tutte queste cose nella nostra casa paterna, nel bel Cielo verso il quale salgono i sospiri dei nostri cuori!...
La mia veste di nozze era pronta, era arricchita dei gioielli antichi che mi aveva regalato il mio Fidanzato, (ma) ciò non bastava alla sua liberalità. Egli voleva darmi un nuovo diamante dai riflessi innumerevoli. La prova di Papà, con tutte le sue dolorose circostanze, erano i gioielli antichi, e il nuovo fu una prova piccolissima in apparenza, ma che mi fece tanto soffrire. - Da qualche tempo, poiché il nostro povero piccolo Padre si sentiva un po' meglio, lo facevano uscire in carrozza, e parlava persino di farlo viaggiare in treno per venire a vederci. Naturalmente Celina pensò subito che occorreva scegliere il giorno della mia velazione. “Per non stancarlo, diceva, io non lo farò assistere a tutta la cerimonia, soltanto alla fine, andò a prenderlo e lo condurrò con tutta dolcezza fino alla grata perché Teresa riceva la sua benedizione”. Ah! riconosco davvero il cuore della mia Celina cara... è verissimo che “mai l'amore trova pretesti di impossibilità perché si crede tutto possibile e tutto permesso” La prudenza umana al contrario trema ad ogni passo e non osa per così dire posare il piede, e così il Buon Dio, che voleva provarmi si servi di essa come di uno strumento docile e il giorno delle mie nozze io fui veramente orfana, non avendo più Padre sulla terra ma potendo guardare il Cielo con fiducia e dire in tutta verità: “Padre nostro che sei nei Cieli”.

Dalla professione all'atto di offerta.
Prima di parlarti di questa prova avrei dovuto, Madre mia cara, parlarti del ritiro che precedé la mia professione; esso fu lungi dal portarmi consolazioni, l'aridità più assoluta e quasi l'abbandono furono la mia parte. Gesù dormiva come sempre nella mia piccola navicella; ah! vedo davvero che raramente le anime Lo lasciano dormire tranquillamente in loro. Gesù è così stanco di fare sempre favori e proposte che si affretta ad approfittare del riposo che io Gli offro. Egli non si sveglia senza dubbio prima del mio grande ritiro dell'eternità, ma invece di farmi dolore la cosa mi fa un estremo piacere...
Veramente sono lontana dall'essere una santa, e niente lo prova meglio di questo; dovrei invece di rallegrarmi della mia aridità, attribuirla alla mia mancanza di fervore e fedeltà, dovrei desolarmi di dormire (da 7 anni) durante le mie orazioni e i miei ringraziamenti alla Comunione; ebbene, io non mi desolo... io penso che i figli piccoli piacciono altrettanto ai loro genitori quando dormono e quando sono svegli, io penso che per fare le operazioni, i medici addormentano i loro ammalati. Finalmente io penso che: “il Signore vede la nostra fragilità, che Egli si ricorda che noi non siamo che polvere”
Il mio ritiro di professione fu dunque come tutti quelli che lo seguirono un ritiro di grande aridità; tuttavia il Buon Dio mi mostrò chiaramente senza che io me ne accorgessi, il mezzo di piacergli e di praticare le più sublimi virtù. Ho notato tante volte che Gesù non vuole darmi delle provviste, mi nutre ad ogni istante con un nutrimento tutto nuovo, io lo trovo in me senza sapere come vi è... Credo molto semplicemente che è Gesù stes­so nascosto in fondo al mio povero piccolo cuore che mi fa la grazia di agire in me e mi fa pensare tutto quello che vuole che io faccia nel momento presente.
Qualche giorno prima di quello della mia professione, ebbi la felicità di ricevere la benedizione del Sovrano Pontefice; l'avevo sollecitata attraverso il buon Fratel Simeone per Papà e per me e mi fu di grande consolazione poter rendere al mio piccolo Padre caro la grazia che egli mi aveva procurato conducendomi a Roma.
Finalmente il bel giorno delle mie nozze arrivò, fu senza nuvole, ma alla vigilia si sollevò nell'anima mia una tempesta come mai ne avevo vista... Siccome neppure un solo dubbio sulla mia vocazione mi era mai venuto nel pensiero, bisognava che io conoscessi questa prova. La sera, facendo la mia via Crucis dopo mattutino, la mia vocazione mi apparve come un sogno, una chimera... io trovavo la vita del Carmelo bellissima, ma il demonio m'ispirava la sicurezza che essa non era fatta per me, che io avrei ingannato i superiori andando avanti in una via cui non ero chiamata... Le mie tenebre erano così grandi che io non vedevo né capivo altra cosa: Io non avevo la vocazione!... Ah! come dipingere l’angoscia della mia anima?... Mi sembrava (cosa assurda che dimostra che questa tentazione era del demonio) che se avessi detto i miei timori alla mia maestra lei mi avrebbe impedito di pronunciare i miei Santi Voti; tuttavia volevo fare la volontà del buon Dio e tornare nel mondo piuttosto che restare al Carmelo facendo la mia; feci dunque uscire la mia maestra e piena di confusione le dissi lo stato dell'anima mia... Fortunatamente lei vide più chiaro di me e mi rassicurò completamen­te: del resto l'atto di umiltà che avevo fatto aveva messo in fuga il demonio che forse pensava che io non avrei osato confessare la mia tentazione. Appena ebbi finito di parlare i miei dubbi se ne andarono, tuttavia per rendere più completo il mio atto di umiltà, io volli ancora confidare la mia strana tentazione a nostra Madre che si accontentò di ridere di me.
Il mattino dell'8 Settembre, io mi sentii inondata da un fiume di pace e fu in questa pace “che oltrepassa ogni sentimento” che io pronunciai i miei Santi Voti... La mia unione con Gesù si realizzò, non in mezzo alle folgori e ai lampi, cioè a grazie straordinarie, ma in mezzo ad un leggero zefiro, simile a quello che sentì sulla montagna il nostro padre S. Elia.. Quante grazie non ho chiesto io in quel giorno!... Io mi sentivo veramente la regina, così approfittai del mio titolo per liberare i prigionieri, ottenere i favori del Re verso i suoi sudditi ingrati, infine volevo liberare tutte le anime del purgatorio e convertire i peccatori... Ho molto pregato per mia Mamma, le mie care Sorelle... per tutta la famiglia, ma soprattutto per il mio piccolo Padre, così provato e così santo... Io mi sono offerta a Gesù perché Egli compia perfettamente in me la sua volontà senza che mai le creature le facciano ostacolo,
Quel bel giorno passò come quelli più tristi, poiché i più radiosi hanno un domani, ma fu senza tristezza che io deposi la mia corona ai piedi della S. Vergine, io sen­tivo che il tempo non avrebbe portato via la mia felicità... Che bella festa è la Natività di Maria per diventare la sposa di Gesù! Era la piccola S. Vergine di un giorno che presentava il suo fiorellino al piccolo Gesù... quel giorno tutto era piccolo eccetto le grazie e la pace che ho ricevute, eccetto la gioia pacifica che ho sentito alla sera, guardando le stelle brillare nel firmamento, pen­sando che presto il bel Cielo si sarebbe aperto ai miei occhi e che avrei potuto unirmi al mio Sposo in mezzo ad una gioia eterna...
Il 24 ebbe luogo la cerimonia della mia velazione, e fu tutto intero velato di lacrime... Papà non c'era per benedire la sua Regina... il Padre era in Canada... Monsignore che doveva venire e pranzare dallo Zio cad­de ammalato e non venne neppure lui, infine tutto fu tristezza e amarezza... Tuttavia la pace, sempre la pace, si trovava in fondo al calice... Quel giorno Gesù permise che io non potessi trattenere le lacrime e le mie lacrime non furono capite... in realtà avevo sopportato senza piangere ben più grandi prove, ma allora ero aiutata da una grazia potente; al contrario il 24, Gesù mi abbandonò alle mie proprie forze e io mostrai quanto esse erano piccole.
Otto giorni dopo la mia velazione ci fu il matrimo­nio di Giovanna. Dirti, Madre mia cara, quanto il suo esempio mi insegnò circa le delicatezze che una sposa deve prodigare al suo Sposo, mi sarebbe impossibile; io ascoltavo avidamente tutto ciò che ne potevo imparare, perché non volevo fare di meno per il mio amato Gesù di quanto faceva Giovanna per Francis, una creatura senza dubbio perfettissima, ma infine una creatura!...
Mi divertii persino a comporre una lettera di invito per paragonarla alla sua, ecco come era concepita:
Lettera di invito alle Nozze di suor Teresa di Gesù Bambino del Santo Volto.
Il Dio Onnipotente, Creatore del Cielo e della terra, Sovrano Dominatore del Mondo e la gloriosissima Vergine Maria, Regina della Corte celeste, volentieri le comunicano il Matrimonio del loro Augusto Figlio, Re dei Re e Signore dei signori, con la Signorina Teresa Martin, ora Signora e Principessa dei regni portati a lei in dote dal suo Divino Sposo, e cioè: L'Infanzia di Gesù e la sua Passione, mentre i suoi di nobiltà sono: di Gesù Bambino e del Volto Santo.
Il signor Luigi Matin, Proprietario e padrone delle Signorie della sofferenza e dell’Umiliazione e la signora Martin, Principessa e Signora d’onore della Corte Celeste, le partecipano volentieri il Matrimonio della loro figlia, Teresa, con Gesù il Verbo di Dio, seconda persona dell’adorabile Trinità che per l’intervento dello Spirito Santo si è fatto Uomo e Figlio di Maria, la Regina del cielo.
Non avendola potuto invitare alla benedizione Nuziale che è stata data loro sulla montagna del Carmelo, l'8 Settembre 1890, (essendovi stata ammessa solo la corte celeste) lei è nientemeno pregato di recarsi al Ritorno dal viaggio di Nozze che avrà luogo Domani, giorno dell'Eternità, nel quale Gesù, Figlio di Dio, verrà sulle Nubi del Cielo nello splendore della sua Maestà, per giudicare i Vivi e i Morti.
Dal momento che l'ora è ancora incerta, Lei è invitato a tenersi pronto e a vegliare.
Ora, Madre mia cara, che cosa mi resta da dirti? Ah! io credevo di aver finito, ma non ti ho ancora detto nien­te della mia felicità per aver conosciuta la nostra Santa Madre Geneviève... Quella è una grazia senza prezzo; ebbene il Buon Dio che me ne aveva già date tante, ha voluto che io vivessi con una Santa, certo non imitabile, ma una Santa santificata dalle virtù nascoste e ordina­rie... Più di una volta ho ricevuto da lei grandi consolazioni, soprattutto una domenica. - Mentre come al solito andavo a farle una visitina, trovai due Sorelle presso Madre Geneviève; io la guardavo sorridendo e mi preparavo ad uscire perché non si può stare in tre da una malata, ma lei, guardandomi con un'aria ispirata, mi disse: “Aspettate, figliolina mia, voglio soltanto dirvi una parolina. Ogni volta che venite da me, mi chiedete di darvi un mazzetto spirituale, ebbene, oggi vi darò questo: Servite Dio con pace e Gioia, ricordatevi, figlia mia, che il nostro Dio, è il Dio della pace”. Dopo averla semplicemente ringraziata, io sono uscita commossa fino alle lacrime e convinta che il Buon Dio le aveva rivelato lo stato della mia anima; quel giorno ero estremamente provata, quasi triste, in una notte tale che non sapevo più se ero amata dal Buon Dio, ma la gioia e la consolazione che provai, tu la indovini, Madre mia cara!...
(Continua...)