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Oranti di strada
Bisogna partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu (Beato G. Alberione)
Maria Madre nostra, pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.
Una frase del Vangelo per te:

La Comunità dei Figli di Dio

Don Divo Barsotti
La Comunità fondata da Don Divo Barsotti, presente in Italia e all'estero, è costituita da sacerdoti e laici che, in famiglia o in piccole case di vita comune, vivono in unione con Dio una presenza cristiana nel mondo.
La Comunità dei Figli di Dio è una famiglia religiosa che vuole offrire la possibilità di vivere come veri figli della Chiesa e di realizzare quello che la Chiesa stessa realizza: l'universalità della sua missione. Vuole cioè realizzare l'unità fra tutti gli uomini, non escludendo nessuno, ma accettando tutte le anime di buona volontà senza fare difficoltà di condizione, di età, di stato di vita.
La Comunità non vuole creare un élite in seno alla Chiesa, ma vuol far vivere la sua cattolicità nella Chiesa, vivendo nel mondo il mistero dell'adozione filiale basandosi su quelli che da sempre sono nella Chiesa i fondamenti della spiritualità monastica: preghiera, ascolto della Parola di Dio, contemplazione, vita liturgica e sacramentale.

I membri della Comunità non si ritirano negli eremi, ma vivono da monaci nel mondo, in mezzo agli uomini e nelle strutture sociali. Lavorano negli uffici, nelle scuole, nelle fabbriche, nelle case; sono uomini e donne, sono giovani e anziani, sono sposati e sono non sposati, uniti in un'unica famiglia da una consacrazione con la quale si donano e si consegnano al Verbo di Dio, alla Vergine Madre e alla Chiesa. Vogliono che ogni attività umana sia consacrata al Signore: sono al servizio di Dio per essere ovunque testimoni di Cristo con la loro vita. La Comunità non ha opere particolari: in qualunque stato sociale e dovunque si trovino i suoi membri, la loro vita vuole essere una testimonianza di Cristo, pura trasparenza di Dio.

La Comunità è nata nel 1946, sotto la direzione di Don Divo Barsotti, sacerdote fiorentino, che indicò un preciso programma di vita: una vita vissuta interamente nella Divina Presenza e fondata soprattutto sulla preghiera. Infatti la vita della Comunità è prevalentemente impostata sulla lettura e meditazione della Sacra Scrittura, sull'esercizio delle virtù teologali, sul primato dei valori contemplativi.
I capisaldi della spiritualità barsottiana sono: semplicità e libertà interiore, adesione alle varie realtà della vita, impegno totale, carità fraterna, rapporto di intimità con Dio. Un “monachesimo interiorizzato”, come amava definirlo Don Divo e fu per quei tempi una vera e propria novità: i valori della vita contemplativa non erano più un'esclusiva degli eremiti ritirati nelle clausure, perché le parole della Scrittura "occorre pregare sempre" in fondo sono rivolte a tutti. Pian piano la Comunità andò crescendo e il piccolo seme sta ora diventando un grande albero che vuol essere piantato nel cuore del mondo.

La struttura della Comunità si andò delineando nel tempo fino ad essere quella di oggi, una famiglia aperta a tutti e che comprende vari stati di vita:
· laici che vivono nel mondo, sposati o non sposati, e sacerdoti che, dopo un periodo di preparazione, si consacrano a Dio nella Comunità (primo ramo);
· sposi che intendono impegnarsi a vivere il Vangelo nella famiglia, e fanno i voti di povertà, castità coniugale e obbedienza (secondo ramo);
· laici non sposati, che vivendo nel mondo, intendono vivere la propria donazione a Dio professando i voti religiosi di povertà, castità perfetta e obbedienza (terzo ramo);
· vita religiosa nelle Case di vita comune, con fratelli e sorelle che lasciano tutto per vivere la vita tipicamente monastica, basata sulla preghiera, sul silenzio, sul lavoro, sullo studio (quarto ramo).
La Comunità dei Figli di Dio non chiede opere, ma il servizio ai fratelli come umile testimonianza di una carità semplice, pratica, fraterna nella consapevolezza che l’amore verso il prossimo non può avere un contenuto religioso se l'anima non s'impegna prima a fare di sé un'offerta al Padre celeste. "Non dobbiamo fare, ma essere", era la raccomandazione che il Padre fondatore amava fare ai suoi figli.
Dopo la morte del Padre fondatore è succeduto alla guida della Comunità Padre Serafino Tognetti.

"Figli di Dio": perché questo nome?
Figli di Dio sono certamente tutti i cristiani. Con questo nome però la Comunità intende vivere in modo più diretto e profondo la filiazione divina, con una consacrazione che impegna a riscoprire il Battesimo in modo consapevole e responsabile.
Il significato di questo nome sta dunque nell'impegno a vivere il mistero dell'adozione filiale nella carità, che è l'essenza del cristianesimo; a obbedire non più alla natura umana, ma soltanto all'azione di Dio che vive in ognuno. E poiché il processo della santificazione implica sempre più un'identificazione, un'unione sempre più intima con Cristo, vivere da "Figli di Dio" impone l'ascolto della Parola per accogliere il Verbo, così che il Verbo faccia di ognuno il suo corpo: si è figli di Dio quando si è profeti che incarnano il Vangelo, testimoni di Cristo, che si incarna e vive nell'uomo e attraverso l'uomo si rivela al mondo.

Vita della Comunità.
La Comunità ha un carattere contemplativo, ed è fondata sulla tradizione monastica.
I cardini della vita della Comunità sono: la vita liturgica e sacramentale, la preghiera e l'ascolto della Parola di Dio. Secondo i programmi stabiliti, i membri della Comunità leggono e meditano ogni mese un Libro della Sacra Scrittura in modo da leggere la Bibbia in un ciclo quadriennale, pregano con la Liturgia delle Ore e frequentano la vita sacramentale e liturgica per quanto possibile.
L'attività della Comunità tende tutta a realizzare nel consacrato, ovunque egli viva e in qualunque condizione, un vero figlio di Dio, con il cuore immerso nella Divina Presenza, luminoso testimone del Padre, dedito alla preghiera, amante del raccoglimento, che in ogni sua attività vive le virtù teologali della fede, speranza e carità.
Ogni settimana i consacrati si incontrano in piccoli gruppi; sono incontri in cui si prega, si fa formazione biblica, ci si confronta e ci si aiuta, cercando di entrare sempre più nel cuore della vita spirituale. Ogni mese poi c'è un incontro allargato dei vari gruppi esistenti nella stessa zona per il Ritiro e per l’ Adunanza, occasioni per meditare la parola del Padre fondatore e per approfondire la spiritualità della comunità. Durante l'anno infine si organizzano corsi di Esercizi Spirituali, di cinque-sei giorni in varie parti d'Italia e un pellegrinaggio per la conoscenza e la scoperta dei luoghi della spiritualità.

Struttura e regole della CFD.
Superiore di tutta la Comunità è un sacerdote della vita comune (cd. Moderatore Generale), eletto ogni sei anni, che forma con due laici (un uomo e una donna, Assistenti Generali), la Presidenza. La casa madre è a Settignano dove riposano anche le spoglie del Padre, morto nel 2006, per il quale si è appena dato inizio al processo di beatificazione. La comunità ha una organizzazione capillare nel territorio nazionale costituita da “famiglie”. A capo di ogni Famiglia c’è l’Assistente di Famiglia.
La Comunità è presente in tutte le regioni d’italia. Da qualche anno è presente anche all’estero: Australia, Benin, Inghilterra, Sry Lanka, Colombia. In tutto il mondo ci sono oltre duemila consacrati. Si entra nella Comunità dei Figli di Dio in seguito a una consacrazione, grazie alla quale ci si dona interamente a Dio, impegnandosi a voler vivere la perfezione della carità secondo l'ideale e gli strumenti che la Chiesa ha consegnato alla Comunità: in pratica, si rinnovano le promesse battesimali.
Al consacrato viene chiesto di recitare ogni giorno "le quattro preghiere" (Ascolta Israele, Padre nostro, le Lodi di Dio Altissimo e le Beatitudini); la preghiera liturgica, almeno in alcune delle sue parti; di meditare la Parola di Dio. Gli si raccomanda inoltre la frequenza all'incontro settimanale di gruppo e la partecipazione all'incontro mensile e agli esercizi annuali. A tutti è consigliato di darsi un proprio regolamento di vita, che, sottoposto ai superiori, definisca in particolare il tempo da destinare alla preghiera.
Prima di entrare nella Comunità c'è un periodo di formazione durante il quale l’aspirante viene affidato ad un incaricato della formazione che gli farà conoscere la Comunità nei suoi intenti e nei suoi mezzi in modo che possa capire in anticipo se il cammino che propone la Comunità possa essere la giusta risposta giusta alle sue esigenze spirituali.

Fonte: www.sangiuseppelavoratore-or.it

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