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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

☩ UN PASSO DEL VANGELO PER TE

La preghiera domenicale (Padre Nostro)

Sant'Ambrogio vescovo di Mediolanum

I santi Apostoli hanno pregato il Cristo: “Signore insegnaci a pregare come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli” (Luc. 11, 1).
Così il Signore gli ha consegnato la Preghiera Domenicale.

Padre Nostro
La prima parola, quanto è dolce! Fino ad ora non osavamo rivolgere il nostro sguardo verso il cielo. Abbassavamo gli occhi verso terra e all’improvviso abbiamo ricevuto la grazia di Cristo e tutti i nostri peccati sono stati perdonati. Da vili servi che eravamo siamo diventati “figli” diletti. Però non dobbiamo inorgoglirci per la nostra diligenza ma per la grazia ricevuta da Cristo. “Vi siete salvati per grazia”, dice l’apostolo Paolo (Efes. 2, 5).
Testimoniare la grazia non è presunzione, non è alterezza, ma è fede. Professare quello che abbiamo ricevuto non è superbia ma devozione. Per cui alziamo i nostri occhi verso il Padre che ci ha fatto rinascere attraverso il bagno del battesimo, verso il Padre che ci ha riscattato attraverso Suo Figlio, dicendo: “Padre nostro”. Questo è un buono, un umile vanto. Come bambini, lo chiamiamo Padre. Però non dobbiamo pretendere nessun privilegio. Perché non è nostro Padre nel modo specifico e assoluto ma lo è soltanto di Cristo; per noi è il nostro comune Padre. Perché solo Lui ha generato, mentre noi ci ha creato. Diciamo dunque anche noi, per grazia, “Padre nostro”, per essere degni figli. Facciamo nostra la benevolenza e l’onore che ci ha donato la Chiesa.

Che sei nei cieli
Cosa significa “che sei nei cieli”? Ascoltiamo le Scritture dove dicono: “Colui che è più in alto di tutte le nazioni, il Signore, nei cieli la Sua gloria” (Salm.). Ovunque nelle Scritture vedremo che il Signore si trova nei cieli, e come ci dice l’innografo: “I cieli raccontano la gloria del Signore (Salm. 18, 2). Il cielo è il luogo dove si sono arrestati tutti i peccati. Il cielo è il luogo dove le trasgressioni sono punite. Il cielo è il luogo dove non esiste nessuna ferita di morte.

Sia santificato il tuo nome
Cosa significa “sia santificato il tuo nome”? Sembra che noi auguriamo che sia santificato Colui che ha detto: “Diventate santi, poiché io sono santo il Signore vostro Dio”(Lev. 19, 2). Come se la nostra parola avesse la forza di far crescere la Sua santità… Ma non è questo. Chiediamo che Dio sia santificato dentro di noi. Che la Sua santa grazia arrivi in noi.

Venga il tuo regno
Perché, non è eterno il regno di Dio? Gesù dice: “Per questo io sono stato generato e per questo sono venuto nel mondo”(Giov. 18, 37); e noi diciamo: “Venga il tuo regno”, come se il regno di Dio non fosse ancora arrivato. Però il vero significato di questa supplica è diverso. Dio arriva, quando noi riceviamo la Sua grazia. Lui stesso ce lo garantisce: “Il regno di Dio si trova dentro di voi”(Luc.17, 21).

Sia fatta la Tua volontà in cielo così in terra
Con il sangue di Cristo è stata pacificata ogni cosa sia in cielo sia in terra, il cielo è stato santificato, satana è stato cacciato. Da quel momento si trova dove è l’uomo che ha ingannato. “Sia fatta la Tua volontà” significa che arrivi la pace sulla terra come in cielo.

Dacci oggi il nostro pane sostanziale
Durante la divina eucaristia, prima che il sacerdote dica a voce alta le parole di Cristo: “Prendete e mangiate … bevetene tutti …”, quello che offriamo si chiama άρτος (pane). Successivamente non viene più chiamato άρτος ma Corpo. Perché allora, nella preghiera domenicale che recitiamo dopo, diciamo: “il nostro pane”? Ma aggiungiamo anche la parola “sostanziale” cioè la quantità che ci serve per la conservazione della nostra materia. L’ipostasi della nostra anima non viene fortificata dal pane materiale che entra nel nostro corpo ma dal pane celeste. Questo pane celeste lo chiamiamo anche “sostanziale”, che significa “quotidiano” perché gli antichi definivano il “domani” usando il termine “quotidiano”. Per cui esprimiamo con la stessa parola due significati.
Se però questo pane è sia quotidiano sia essenziale per la conservazione della materia perché aspettiamo che sia passato un anno intero per comunicarci? Riceviamo ogni giorno quello di cui abbiamo bisogno quotidianamente. Poiché colui che non è degno di riceverlo ogni giorno, non sarà degno di riceverlo neanche una volta all'anno. Giobbe offriva quotidianamente immolazione per i suoi figli avendo paura che avessero peccato attraverso le parole o avessero bestemmiato Dio nel loro cuore (Giobb. 1, 5). Ogni volta che viene offerta l’immolazione, noi sentiamo la memoria della morte, della resurrezione e della ascensione del Signore, e viene ridato il perdono dei peccati, e non riceviamo in quel momento il pane della vita? Chiunque ha una ferita chiede una medicina. Per noi è una ferita essere sottomessi al peccato. La celeste medicina sono i Divini Misteri.
Se comunichiamo quotidianamente, allora ogni giorno per noi sarà “oggi”. Se oggi Cristo è dentro di noi, rinasce e resuscita la nostra giornata. In quale modo? Il padre celeste dice a Gesù: “Tu sei mio figlio e io oggi ti ho generato”(Salm. 2, 7). “L’oggi”è il giorno nel quale Cristo resuscita. Esiste ieri e l’oggi. Dice l’apostolo: “La notte è avanzata e il giorno è vicino ”(Rom. 13, 12). La notte “dell’ieri” è passata. Il giorno “dell’oggi” è arrivato.

Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori
Cosa altro è il “debito” al di fuori del peccato? Se non avessimo accettato del denaro da qualche prestatore non saremmo debitori. Precisamente per questo motivo ci viene addebitato il peccato.
Avevamo a nostra disposizione “il denaro” e avevamo l’obbligo attraverso questo di rinascere ricchi. Eravamo ricchi, creati “secondo l’immagine di Dio”(Gen.1, 26). Abbiamo perso quello che avevamo, l’umiltà, quando per alterezza abbiamo avanzato pretese. Abbiamo perso il nostro denaro. Siamo rimasti nudi come Adamo. Abbiamo ricevuto da satana un prestito, che non ci era necessario. E così noi che eravamo liberi “in Cristo”, siamo diventati schiavi di satana. Il nemico aveva la cambiale. Ma il Signore l’ha inchiodata sulla Croce e l’ha cancellata con il Suo Sangue. Ha pagato il debito e ci ha liberato, per cui ha un significato speciale quello che diciamo: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Facciamo attenzione: “rimetti a noi…, come noi li rimettiamo…”(perdonaci…, come noi perdoniamo). Se perdoneremo, faremo qualcosa che è necessario per essere a nostra volta perdonati. Se non perdoniamo, come chiediamo, come pretendiamo da Dio di essere perdonati?

E non ci esporre in tentazione, ma liberaci dal maligno
Stiamo attenti a questo: “E non ci esporre”, non ci lasciare cadere in tentazione, alla quale non saremmo in grado di resistere. Non dice: “non ci condurre in tentazione”. Ma come atleti che desiderano lottare chiediamo di avere la forza necessaria per combattere il nemico, in altre parole il peccato. Il Signore, che ha portato sulle Sue spalle i nostri peccati e ha perdonato i nostri errori, è capace di proteggerci e custodirci dalle insidie del demonio che ci combatte. Così il nemico, che partorisce continuamente il male, non ci potrà conquistare. Colui che ha fede in Dio non ha paura del demonio: “ Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?” (Rom. 8, 31). A Lui dunque appartiene ogni onore e gloria, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Fonte: ortodoxia.it

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