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Oranti di strada
Bisogna partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu (Beato G. Alberione)
Maria Madre nostra, pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.
Una frase del Vangelo per te:

L'essenziale e l'Essenziale di Sant'Antonio Abate

Il 17 gennaio la Liturgia ricorda la Santa figura di Antonio Abate, monaco del deserto, quindi eremita, taumaturgo e comunemente conosciuto come protettore degli animali.
In tante parti di ogni regione d'Italia, in questo giorno o nella domenica immediatamente vicina, si fanno celebrazioni anche con la partecipazione di animaletti domestici, la cui vita si affida a questo Santo così affascinante e poco conosciuto.
Qui voglio puntare una luce sul fatto "costitutivo" di Antonio: egli è monaco, ancor prima che anacoreta, eremita, padre del deserto. Ha quindi scelto la totalità della dedizione a Dio, il rivolgere costantemente la propria interiorità, la propria mente e anche la propria fisicità alla coabitazione con Dio soltanto, in uno stile di vita totalizzante, ancor più accentuato dalla caratteristica del deserto. Quest'ultima non deve essere considerata in senso fisico: quando si parla di deserto ci vengono in mente le immagini del Sahara, delle dune di sabbia, di paesaggi in cui la sete e il caldo assieme alla monotonia quasi spettrale sono i protagonisti principali.

Il deserto del Monaco è prima di tutto un luogo interiore, la cella del proprio cuore; una coabitazione con Dio nel Silenzio e nella Solitudine che sono al contempo custodi del deserto stesso, ma anche fedeli e leali specchi della vita del Monaco. Il deserto è quello spazio (che diventa spazio d'incontro) nel quale abitano l'essenziale e l'Essenziale. Nient'altro.
Provate ad entrare nella cella di una certosa (non necessariamente in quelle ancora abitate dai Monaci, perché non è consentito a nessuno) o guardate qualche immagine in rete: non troverete niente oltre all'essenziale e a quel che può servire al Monaco per "fare deserto". Un deserto che mette a nudo ciò che si è, senza pietà; che spesso - soprattutto agli inizi - può inquietare, mandare in crisi e far piangere lacrime amare, perché si scoprono debolezze, zone d'ombra e soprattutto si scopre quanto ancora c'è da camminare. Ma è soprattutto il deserto dell'incontro col Maestro, che direttamente guida verso la contemplazione, passando per l'ascolto e la ruminazione della Parola, per approdare alla preghiera, spesso bagnata da lacrime di sincera emozione.

Antonio sente nella Parola di Dio il chiaro invito a lasciare tutto, vendere tutto e andarsene. Dove? Nel deserto. "...vai vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri. Poi vieni e seguimi". Dove, Signore? Quale incarico mi darai? Cosa potrò fare di visibile, di utile, magari di prestigioso? Niente, figlio. Siediti con me e conversiamo, tracciamo il cammino della tua salvezza, prima di tutto e della tua progressione interiore.
Questo si è sentito divampare improvvisamente nel cuore Antonio.

Dette oggi queste cose, che effetto fanno?
Si corre, si progetta come se dovessimo vivere mille anni; ci si aggrappa a tutto come se ogni cosa fosse nostra in eterno; la parola d'ordine è "fare" e sempre meno spesso "sostare, ascoltare, pregare, elevarsi". Certo, anche queste ultime parole richiamano ad un "fare", ma molto più sottile, legato ai moti dell'anima, non al galoppare della mente appagata da progressive effimere tappe umane.
E allora, cosa ha da dirci oggi Padre Antonio, Monaco eremita? Basta una semplice benedizione sui nostri amici animali per apprezzare la ricchezza di questo carisma così grande? Apprendiamo con un semplice gesto devozionale che Antonio è una figura totalizzante e spiazzante?

Fratelli e sorelle, domandiamoci tutto questo, in qualunque stato di vita ci troviamo. Perché anche dai nostri gesti, da quel che diciamo e viviamo, gli altri traggono testimonianza e termine di paragone.
A nessun battezzato è consentito sminuire la grandezza della propria consacrazione e del proprio sacerdozio regale, nemmeno nel vivere con superficialità la memoria di un uomo che ha reso grande il silenzio e la solitudine, restituendo (nel suo tempo ma anche nel nostro) la dignità della scelta evangelica, che non contempla la mezza misura o la parola ambigua.
A lode di Cristo!

Tratto da: eremita-deserto.blogspot.it
Titolo originale: Sant'Antonio Abate. Un giorno da vivere senza ridicolizzarlo.

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