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Oranti di strada
Bisogna partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu (Beato G. Alberione)
Maria Madre nostra, pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.
Una frase del Vangelo per te:

Problematiche attorno al demonio

Attualizzazioni (Di Don Renzo Lavatori)
Sento nel mio cuore la presenza, la profondità, la soavità, la potenza dell'amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo?
Occorre determinare le risonanze di questo amore sconfinato sul nostro modo di essere e di agire, non più come schiavi, ma come figli rigenerati e liberi nell'amare.
Questo atteggiamento profondamente figliale, che scaturisce dall'essere rigenerati dall'amore di Cristo attraverso il battesimo, costituisce la realtà propriamente cristiana, tanto che chi non la vive, di fatto non vive il mistero cristiano e non ha capito il vero senso dell'evento di Cristo.
E' significativa la descrizione dei due atteggiamenti del figlio minore e del figlio maggiore, contenuti nella parabola di Luca, che ci fanno cogliere esattamente la diversità di colui che è e vive da figlio, da colui che, pur essendo stato reso figlio non ne riconosce il valore e vive ancora da schiavo.
Ciò appare chiaramente da alcuni particolari della parabola riguardante i due figli. Il figlio minore si sente veramente figlio e come tale agisce; si è inserito nell'animo paterno e ne percepisce le più intime sfumature; lo conosce a fondo come solo un figlio conosce il padre. Per questo chiede con decisione e con forza la sua parte di eredità, perché il figlio lo può fare, proprio perché figlio, compartecipe dei doni del padre. Poi si riconosce infedele verso il padre, come solo un figlio può farlo, colpito dall'amore del padre offeso dalla sua ingratitudine.
E' deciso perciò a confessarsi sinceramente al padre in tutta verità: ho peccato contro il cielo e contro di te! Senza maschere o sott'intesi; non cerca giustificazioni per ridurre la sua colpa, riversandola magari sugli amici o sulle circostanze. E' leale e non si vergogna di essere disgraziato, perché sa che il padre lo comprende e lo riconosce. E' convinto che il padre lo accoglie, nonostante la sua sfacciataggine e la sua infedeltà, poiché il cuore del padre è più grande di ogni cattiveria del figlio; per questo si abbandona fiduciosamente a lui.
Il figlio maggiore invece, in contrapposizione all'atteggiamento del minore, non si rende conto di essere figlio vero. Infatti si arrabbia e non vuole entrare in casa, dopo che ha sentito i suoni e chiede informazioni ad un servo. Anche il particolare è significativo: chiama un servo per sapere cosa succede e non affronta direttamente il padre. Questo perché non sente sua la casa del padre; è come un estraneo ed è timoroso di entrare. Egli stesso poi afferma di essere un servo quando dice: ti servo da tanti anni, come uno che lavora anche assiduamente per il salario e non nell'amore del figlio. Ecco perché è geloso, provando il sentimento di colui che non ama il fratello e non si sente amato dal padre; perciò è dispiaciuto dell'amore paterno verso l'altro fratello. Non capisce quanto gli dice il padre: perché temi e ti agiti? Perché non ti senti parte viva di questa casa? Perché non condividi il mio bene che è anche il tuo?
D'altro verso egli si ritiene fedele e obbediente al padre diversamente dal fratello, che viene giudicato indegno dell'amore e dell'accoglienza paterna, in quanto è un dissoluto: ha sprecato tutti i suoi beni con le prostitute! Il fratello maggiore non condivide minimamente la misericordia del padre, anzi la considera ingiusta o almeno ingenua; e addirittura vuole insinuare nell'animo paterno un senso di ripulsione per l'altro figlio. Questi dunque non è un figlio, anche se sta nella casa del padre e compie tutti i doveri quotidiani, ma non vibra dell'amore figliale, ne resta fuori, amareggiato e solo.

Problematiche attorno al demonio.
Esiste il Diavolo? Esso è un simbolo o un soggetto reale?
Dubitare dell'esistenza di Satana come ente reale, soggetto concreto e individuale, è una questione piuttosto recente, sorta, in ambito cattolico, dopo il concilio Vaticano II, verso gli anni 1968-70. Prima di questo tempo, l'esistenza reale del demonio era di pacifica accettazione da parte di tutti i credenti e pensatori cristiani. Una verità che rientrava nel deposito della fede o nella dottrina professata dalla Chiesa.
Alcuni teologi, e filosofi e pensatori in genere, si sono posti la domanda di fondo: Satana esiste realmente o è solo un genere letterario biblico per indicare il male?E’ soltanto un simbolo o una raffigurazione concettuale dell'uomo per segnalare il fatto della cattiveria nel mondo? La questione era già sorta, in ambito filosofico e scientifico, da parte dell'empirismo inglese, in particolare da Hobbes (1588-1679) con la sua opera Il Leviatano, dove affermava la sostanziale impostazione simbolica delle affermazioni bibliche intorno agli esseri spirituali, tra cui gli angeli e i demoni.
Nell'area cattolica il primo teologo che ha negato in modo netto ed eclatante l'esistenza di Satana è stato il tedesco Haag, nel 1970, con il famoso libro: La liquidazione del diavolo. A lui seguirono altri teologi e pensatori.

Cosa ne pensa la dottrina della Chiesa e il recente magistero dei Papi?
Il recente insegnamento dei pastori della Chiesa si è pronunciato più volte per difendere e sostenere come dottrina certa e vera la reale esistenza di Satana. Il concilio Vaticano II espone 18 frasi sulla realtà e l'opera del diavolo nelle sue nefaste azioni nei confronti del mondo, degli uomini e dei fedeli cristiani, riconfermando la fede cattolica tradizionale. Alla fine proclama la vittoria di Cristo, iniziata con la sua morte e risurrezione e che sarà portata a compimento con la sua gloriosa venuta alla fine dei secoli. Il pontefice Paolo VI si è soffermato in modo esplicito sulla questione del diavolo, due volte nel 1972 e una volta nel 1977, dove ha manifestato la sua impressione che "da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”. Similmente Giovanni Paolo II, in due catechesi al popolo di Dio nel 1986, ripropone le tesi essenziali della dottrina cristiana, ribadita dal nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nel 1992.

Quale è l’origine dei demoni? Chi li ha fatti e da dove vengono?
Una questione fondamentale riguarda l’origine dei demoni. Essi sono stati creati da Dio quali esseri angelici e in quanto tali sono buoni. La loro cattiveria non trova la causa in Dio sommo bene, ma unicamente da una loro libera scelta (concilio Lateranense IV del 1215). Sono perciò creature a tutti gli effetti e non possono essere considerati come dei o semidei, similmente ai demiurghi greci. Sotto questo aspetto essi hanno i limiti degli enti creati, dipendenti dal Creatore che ha dato loro l'esistenza

Perché da angelo buono è divenuto angelo cattivo o diavolo?
Da qui sorge la domanda di sapere quale sia stata la loro colpa o il loro peccato, che li ha resi malvagi da buoni che erano. L'opinione primitiva fu quella di un peccato carnale, in conformità alla tradizione legata ad Enoc, secondo il quale gli angeli si sarebbero innamorati delle belle figlie degli uomini e si sarebbero uniti ad esse, generando dei giganti terribilmente malvagi e fautori di ogni male sulla terra. (Cf. Gen 6, 1-4). Ben presto i pensatori cristiani si orientarono verso altre spiegazioni, basandosi in particolare sul testo biblico di Sap 2,24, in cui si dice che la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo, indicando nell'invidia per Adamo la causa del peccato diabolico. Ma anche questa opinione fu abbandonata per far posto all'idea di un peccato di superbia e di ribellione a Dio, sostenuta unanimemente dai pensatori cristiani dopo Origene.( III Sec. D.C.).

Quale il tipo di colpa commessa da satana?
Infatuato della sua bellezza e della sua altezza spirituale, Lucifero ha pensato di potersi mettere al posto del Signore del cielo e della terra e non essere più sottomesso a lui, non accettando la propria condizione di creatura, ma ribellandosi al dominio e all’onnipotenza divina. Ha trascinato dietro di sé una moltitudine di suoi simili, i quali si sono congiunti a lui nell'insubordinazione a Dio, divenendo suoi compagni di cattiveria. Si parla giustamente del peccato angelico come di uno stato d'alienazione, di un essere che non è più se stesso e non accetta di relazionarsi agli altri e di comunicare con loro, ma di lottare contro Dio e contro gli uomini e tutte le altre creature, rimanendo irrigidito in se stesso con una forma di tronfio orgoglio e di profondo egoismo.

Quale è stata la pena succeduta al peccato satanico?
Per quanto concerne la loro pena si ritiene che i demoni siano stati condannati subito dopo il loro peccato, ma non ancora in maniera definitiva, come avverrà alla fine dei secoli. Nel frattempo essi sono operanti nel mondo e nell'umanità, ma al giudizio universale subiranno la sconfitta totale e saranno puniti nel fuoco eterno. Circa la determinazione della natura del fuoco infernale, alcuni gli attribuiscono una consistenza fisica, mentre altri propendono per una realtà interiore e spirituale. Oggi la Chiesa ritiene che si tratti di un fuoco sia a livello sensibile ed esteriore sia di valore intimo quale inasprimento e turbamento dello spirito.

Quali gli atteggiamenti profondi dell’essere diabolico?
L'intento principale del diavolo e dei suoi compagni è quello di allontanare l'uomo dal suo rapporto ordinato con Dio e, di riflesso, con gli altri, con se stesso e con il mondo. Vuole fomentare il disordine, il disorientamento dei valori, il sovvertimento della verità in falsità, del bene in male, dell’amore in odio. A tale scopo i demoni suscitano tensioni, rivalità, guerre, antagonismi. Secondo i Padri della Chiesa sono sempre loro che causano malattie e sciagure naturali, inventano la magia e l'astrologia, imitano i riti cristiani, favorendo l'idolatria e la mitologia, corrompono la sana dottrina incitando all'eresia, stimolano gli uomini al peccato e al vizio.

Quali i limiti invalicabili per l’azione del diavolo?
E’ altrettanto chiaro che la loro azione nefasta non è illimitata, poiché sono sottomessi, come tutte le creature, alla volontà divina e agiscono secondo la divina provvidenza. La parola decisiva non spetta ai demoni, ma a Dio. Ugualmente si deve supporre che alle azioni malvagie dei demoni si contrappongono gli interventi degli angeli buoni, i quali vengono in difesa e protezione dell'uomo. Soprattutto, e questa è un'idea presente ovunque e ben salda nella dottrina cattolica, i demoni non possono costringere la libertà umana, la quale, con l'aiuto di Dio e con la propria disponibilità, può sempre rigettare le seduzioni del maligno e opporsi ad esse.

Quali sono le azioni principali di satana nei confronti degli uomini?
L’azione principale più comune del diavolo è quella della tentazione che consiste nella seduzione della mente e della volontà dell’uomo affinché compia azioni contrarie alla verità, alla giustizia e al bene. Così è stato fin dalle origini quando il serpente o diavolo ha tentato Adamo ed Eva per disobbedire al comando divino. La tentazione si ripete frequentemente nella vita del cristiano e può assumere configurazioni molto diverse e complicate. Addirittura alle volte il diavolo si può travestire da angelo buono e suggerire atteggiamenti apparentemente positivi ma che di fatto portano al male.
La seconda azione è la vessazione, che causa forti attacchi contro l’uomo anche a livello fisico come incidenti, malattie, ulcerazioni, lacerazioni, ecc. I Santi hanno subìto tali vessazioni con gravi conseguenze a livello corporeo.
La terza azione è data dalla infestazione, per mezzo della quale il diavolo svolge il suo influsso malvagio negli ambienti in cui vive l’uomo, come nelle abitazioni, nei locali pubblici, nelle strade, nei campi, ecc..
La quarta azione è detta ossessione, con la quale il diavolo colpisce la psiche umana, causando situazioni di dolore, di smarrimento, di ottenebramento e di confusione. Gli effetti poi sono spiacevoli, poiché comportano stati di depressione o di angoscia o di ansia o di tensione che spesse volte sono molto pesanti e incontrollabili. Neanche le medicine possono risolverle.
La quinta ed ultima azione, la più tremenda, è la possessione, in cui il diavolo domina sia sul corpo sia sulla psiche umana in modo che l’individuo non è più capace di governare se stesso e di essere autonomo nelle proprie scelte. Per questo ultimo caso, quando è sicuramente accertato, è necessario l’intervento dell’esorcista legittimamente autorizzato dalla Chiesa.

Come si vincono le seduzioni sataniche?
Noi abbiamo i mezzi sufficienti per vincere e sconfiggere le azioni malvagie di satana. Tra essi la più usuale è la preghiera con cui chiediamo aiuto a Dio per sorreggere la nostra volontà a non cedere alle seduzioni del maligno. Un altro mezzo è dato dalla frequenza ai sacramenti, come la confessione e la comunione eucaristica. Sono importanti anche alcune benedizioni o strumenti che la Chiesa pone a nostra disposizione, come il segno della croce, l’uso dell’acqua benedetta e altre buone cose. Ciò che conta è l’educazione interiore alla vita di grazia e di unione con Dio, con l’intercessione dei Santi e l’aiuto degli angeli.

Quale il rapporto tra l’azione di Satana e l’opera redentrice di Cristo?
Un'ultima considerazione scaturisce dal primato di Cristo con la sua opera redentrice, che costituisce l'evento capitale della vittoria contro Satana. Con la morte in croce di Gesù si attua la salvezza redentrice totale, di fronte alla quale tutte le potenze avverse come il peccato, la morte e Satana, che ne è il capo, sono annientate. In effetti il male cagionato dal diavolo trova la sua soluzione, anzi la sua definitiva sconfitta, proprio dall'offerta liberatrice attuata dal sacrificio di Cristo e dalla sua gloriosa risurrezione. Il riscatto di Cristo stabilisce non solo la vittoria su Satana, ma anche un capovolgimento di situazioni: il male stesso può diventare occasione di crescita e di maturazione nella fede, esso è trasformato in un momento salvifico, se vissuto in unione all'atto redentore di Cristo. A questo punto la potenza demoniaca non solo non ha più forza contro il cristiano, ma si fa strumento di gloria e di santità, come è avvenuto per numerosi testimoni dell’ascesi e della spiritualità nel cristianesimo.

Don Renzo Lavatori.

Nato a Monte Roberto (AN) nel 1938.
Ordinato sacerdote nel 1964.
Incardinato nella Diocesi di Senigallia.
Laureato in teologia dogmatica al Laterano.
Dottore in filosofia ad Urbino.
Docente di teologia dogmatica alla Pontificia Università Urbaniana a Roma.
Docente presso l'ISSR dell'Apollinare presso l'Università della Santa Croce.
Docente presso l'Ecclesia Mater del Laterano per la teologia ai laici del vicariato di Roma.
Membro della Pontificia Accademia Teologica.
Conduttore di insegnamento teologico a Radio Maria.
Corsi di master alla facoltà teologica greco-cattolica di Oradea in Romania.

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