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Oranti di strada
Bisogna partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu (G. Alberione)
Maria Madre nostra, è il pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.
Una frase del Vangelo per te:

Vivere con il Signore eucaristico secondo l’esempio di Madre Giulia

Introduzione
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il giorno di Giovedì Santo 2003, il Papa Giovanni Paolo II ci ha donato l’Enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, che inizia con le parole: “La Chiesa vive dell’Eucaristia” (n. 1). Questa verità vale anche per ogni diocesi e comunità ecclesiale, per ogni parrocchia, per ogni famiglia cristiana e per ogni fedele. Noi tutti viviamo dell’Eucaristia. “Nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini” (Concilio Vaticano II, Presbyterorum ordinis, n. 5).

Madre Giulia Verhaeghe (1910-1997), Fondatrice della Famiglia spirituale L’Opera, è per noi un grande esempio e una vera maestra di come possiamo realizzare nella vita quotidiana l’unione con il Signore eucaristico. Sin da giovane Dio destò nel suo cuore l’amore per l’Eucaristia: “Durante gli anni della mia infanzia, il Rev. Edward Poppe fu uno strumento di Dio, per così dire la porta attraverso cui la mia anima si aprì alla dolce luce del mistero dell’Eucaristia. Per mezzo del ‘Movimento Eucaristico per i bambini’ mi sentii molto attratta interiormente verso il Signore eucaristico. Egli mi conquistò, mi accompagnò e mi nutrì con la sua santa presenza”. Madre Giulia era penetrata interamente dal mistero della santa Eucaristia. Assistere alla Messa e stare in presenza del Signore eucaristico, era per lei la gioia più grande, come se già pregustasse la gloria celeste. Una volta scrisse: “Mi sembra di essere immersa nella gloria, nella misericordia e nella fecondità del Sacrificio della Messa. Profonda gioia, indicibile gratitudine e amore ricambiato riempiono il mio essere”. Si tratteneva spesso a lungo davanti al tabernacolo. Lì venne colmata ripetutamente di pace, di luce e di nuova forza.

Il dono del Cuore di Gesù
Madre Giulia amava meditare i passi del Vangelo che descrivono l’Ultima Cena. Rifletteva nel suo cuore come Gesù andò incontro all’amara sofferenza, quanto gli Apostoli furano costernati per la gravità delle sue parole, quanto si fece buio nell’anima di Giuda. Ma il suo sguardo andava soprattutto al Cuore di Gesù, pieno di desiderio e di amore traboccante: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione” (Lc 22,15).

Durante l’Ultima Cena il Signore pronunciò sul pane e sul vino le parole misteriose: “Questo è il mio corpo che è dato per voi… Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi” (Lc 22,19-20). Con queste parole, disse Madre Giulia, “Gesù ha istituito il sacerdozio e la santissima Eucaristia. Sono due grandi doni d’amore che Egli fece alla Chiesa nel momento penoso della separazione. Sono istituzioni divine che scaturiscono dal suo Cuore traboccante d’amore”. L’Eucaristia è il più grande dono che il Signore poteva farci, il dono di sé stesso. Come potremmo comportarci superficialmente o sbadatamente verso l’Eucaristia o addirittura trascurare l’obbligo domenicale, dal momento che Cristo ci ha affidato in questo sacramento il suo sacrificio redentore, il suo amore, il suo stesso Cuore!

La piccola goccia d’acqua
Sin da giovane Madre Giulia s’impegnò a partecipare attivamente alla santa Messa. Cercava di seguire con fede le singole parti della Messa e con grande amore si univa al Sacrificio che il sacerdote presentava all’altare. Con l’andare degli anni una preghiera, che il sacerdote recita durante l’offertorio, quando versa un po’ d’acqua nel calice del vino, acquistò per lei particolare importanza: “L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di Colui che ha voluto assumere la nostra natura umana”.

In questa goccia d’acqua Madre Giulia vedeva se stessa e la propria missione. Così scrisse in una preghiera: “Signore, fa’ che nel calice del sacerdote, che Ti offre il santo Sacrificio, io sia la piccola goccia d’acqua che si unisce al vino e vi si perde”. La piccola goccia d’acqua indica la sua donazione per “L’Opera” e per le anime, il suo desiderio di sacerdoti e consacrati fedeli, la sua espiazione per le tante ferite nella Chiesa, la sua preghiera per tutte le necessità del mondo. Tutto questo deponeva durante il Sacrificio della Messa nel calice del sacerdote e pregava che Dio, insieme al Sacrificio del suo Figlio, accogliesse anche il suo, rendendolo fruttuoso per la salvezza di molti.

Anche noi potremmo assumere un tale atteggiamento eucaristico. Spesso pensiamo di dover affrontare da soli i compiti e le difficoltà, e siamo delusi se non ci riusciamo. Non sarebbe un atto di fede e un autentico sollievo affidare al Signore nell’offertorio le nostre intenzioni per la famiglia e per il lavoro, includere nella Messa le grandi sfide della Chiesa e del mondo, unire al sacrificio di Cristo la nostra buona volontà, il nostro impegno, la nostra donazione? Chi può far questo, diviene a poco a poco una “ostia con l’Ostia” (Madre Giulia) e scopre quanto la santa Messa sia una cosa sola con la vita quotidiana e la vita quotidiana con la santa Messa.

Il sacramento dell’unità
Nell’Enciclica sull’Eucaristia, il Santo Padre Giovanni Paolo II insegna: “Ai germi di disgregazione tra gli uomini, che l’esperienza quotidiana mostra tanto radicati nell’umanità a causa del peccato, si contrappone la forza generatrice di unità del corpo di Cristo. L’Eucaristia, costruendo la Chiesa, proprio per questo crea comunità fra gli uomini” (n. 24).

Madre Giulia, che ha ricevuto un carisma “la cui essenziale vocazione e missione sono l’adorazione e l’unità”, ricordava spesso che la vera unità non può essere opera nostra. La fede, la conversione e la collaborazione di ogni persona sono certamente importanti, ma alla fin fine l’unità è opera di Dio. Egli ce la dona soprattutto nella Comunione eucaristica: “Partecipando al corpo e al sangue di Cristo nella santa Comunione, che ci inserisce nel suo mistero e ci trasforma, l’unità mette sempre più radici in noi e ci unisce come Famiglia di Dio”.

La santa Comunione ci unisce con il Signore e tra di noi. Questo vale per ogni comunità e per ogni famiglia. Perciò invitiamo i coniugi e i loro figli, se possibile, ad andare insieme alla Messa domenicale e a ricevere il corpo di Cristo. Così l’amore e l’unità saranno assicurati dal Signore stesso, che nella santa Comunione ci visita in carne e sangue, in corpo e anima, come vero uomo e vero Dio, e ci unisce insieme come suoi fratelli e sorelle. Accostiamoci perciò con grande fede alla mensa del Signore. Raccogliamoci, dopo la Comunione, in adorazione silenziosa e nel ringraziamento, in amorevole spirito di espiazione e di preghiera fiduciosa gli uni per gli altri, per la Chiesa e per il mondo. Ripensiamo anche spesso durante la giornata alla Comunione che abbiamo ricevuto. Questo ci aiuta a restare fedeli ai comandamenti, a testimoniare coraggiosamente la sana dottrina, a rimanere forti nella tentazione e a conservare l’unione con Dio.

Il rispetto per il sacro
Durante la sua vita Madre Giulia ha sempre esortato ad un profondo rispetto per il sacro. Visto che l’Eucaristia è il Santissimo, è chiaro che per lei era molto importante il rispetto verso questo sacramento. Di fronte alla tendenza a desacralizzare la liturgia e la casa di Dio, che la riempiva di grande dolore, sottolineava sempre il grande significato di un’atmosfera sacra e di una degna celebrazione della liturgia: “Dobbiamo dare tutto lo splendore possibile ai tabernacoli, in cui il Signore abita in mezzo a noi, vivente nella santa Eucaristia, perché siano segni che irradino ed esprimano la maestà divina del Re dei re. Vigiliamo con cura, affinché ogni iniziativa riguardante il sacro, la liturgia e l’uso degli oggetti destinati al servizio di Dio abbia l’unico scopo di esprimere il rispetto profondo dovuto alla maestà di Dio”.

Anche a noi deve stare a cuore il rispetto per la santa Eucaristia. Ciò comporta anche seguire fedelmente le norme liturgiche ricordate nell’Istruzione Redemptionis sacramentum. Espressioni concrete di rispetto sono, per esempio, la genuflessione consapevole nell’entrare in chiesa, il contegno dignitoso e l’evitare inutili conversazioni nella casa di Dio, la partecipazione attiva e piena di fede alla celebrazione della Messa, l’accurata preparazione alla santa Comunione, anche tramite la confessione sacramentale, la gratitudine per il dono della Comunione, il raccoglimento in adorazione davanti al tabernacolo.

Madre Giulia ha sempre voluto attirare l’attenzione degli altri verso Gesù Cristo che nei sacramenti, specialmente nella santa Eucaristia, rimane con noi. Molti anni prima della sua dipartita chiese che sulla sua tomba fossero scritte queste parole: “Nel suo amore giusto e misericordioso Dio vi cerca, vi protegge e vi attende. Andate a Lui nella santa Eucaristia”.

A cura di p. Georg Gantioler, FSO
Per gentile concessione della Famiglia spirituale “L’Opera”
Agenzia Fides 10/06/2009; Direttore Luca de Mata

Introduzione tratta da: www.fides.org/it/list/speciale
Testo completo tratto da: www.fides.org/files/documents/ita/Speciale_Eucaristia

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