Image Cross Fader Redux /* BOX POP UP INIZIO */ /* BOX POP UP FINE */
Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

☩ UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Santa Teresina di Lisieux: Storia di un'anima - Parte II

STORIA DI UN’ANIMA: S. Teresina di Lisieux (S. Teresina del Bambin Gesù)

Come ho detto sopra, da questo momento della mia vita ho dovuto entrare nel secondo periodo della mia esistenza, il più doloroso dei tre, soprattutto dopo l'ingresso al Carmelo di quella che avevo scelta come seconda “Mamma”. Questo periodo va dai miei quattro anni e mezzo fino ai quattordici, quando ho ritrovato la mia indole di bambina pur entrando nel periodo maturo della vita.
Debbo dirti, Madre mia, che dopo la morte di Mamma il mio carattere felice cambiò completamente; io, così vivace, così estroversa, divenni timida e dolce, e sensibile all'estremo. Uno sguardo mi bastava per farmi sciogliere in lacrime, nessuno doveva occuparsi di me e io ero contenta, non potevo sopportare la compagnia di estranei e ritrovavo la mia gioiosità solo nell'intimità della famiglia... E tuttavia continuavo ad essere circondata dalla più delicata tenerezza. Il cuore così tenero di Papà aveva sommato all'amore che già era suo anche un amore davvero materno! Tu, Madre mia, e Maria non eravate forse per me le madri più tenere, e le più generose?... Ah! Se il Buon Dio non avesse prodigato i suoi raggi benefici al suo piccolo fiore, mai ella avrebbe potuto acclimatarsi sulla terra, era ancora troppo debole per sopportare piogge e tempeste, aveva bisogno di calore, di una dolce rugiada e delle brezze di primavera: ebbene, mai venne a mancare di tutti questi doni, Gesù glieli ha fatti trovare, anche sotto la neve della prova!
Quando lasciammo Alencon non ho avvertito alcun dolore, i bambini amano i cambiamenti e perciò venni a Lisieux con piacere. Mi ricordo il viaggio, l'arrivo serale dalla zia, vedo ancora Giovanna e Maria che ci aspettavano sulla porta... Ero felicissima di avere cuginette così graziose, le amavo molto come amavo la zia e soprattutto lo zio, però lui mi faceva paura e con lui non mi sentivo a mio agio come ai Buissonnets, là la mia vita era davvero felice... Dal mattino tu venivi vicino a me, mi chiedevi se avevo donato il cuore al Buon Dio, poi mi vestivi parlandomi di Lui e poi, vicino a te, dicevo le preghiere. Dopo veniva la lezione di lettura, la prima parola che sono stata capace di leggere fu questa: “Cielo”. La mia madrina ebbe l'incarico delle lezioni di scrittura e tu, Madre mia, di tutte le altre: non avevo proprio una grande facilità di imparare, ma avevo tanta memoria. il catechismo e soprattutto la storia sacra erano le materie preferite, li studiavo con gioia, e invece la grammatica spesso mi ha fatto piangere... Ricordati il maschile e il femminile!
Appena avevo finito l'ora di scuola salivo al belvedere portando a papà il quaderno con i voti. Ero proprio felice quando gli potevo dire: “Ho preso 5 su tutto, e per prima me l'ha detto Paolina!...”. Quando ero io a chiederti se avevo 5 su tutto e tu mi dicevi di sì, per me valeva meno; tu mi davi anche dei punti premio, e quando ne avevo messi insieme abbastanza venivo compensata con un giorno di vacanza. Mi ricordo che i giorni di vacanza mi parevano molto più lunghi degli altri che la cosa ti faceva piacere, perché dimostrava che noi mi piaceva stare in ozio. Ogni pomeriggio andavo a far mi una passeggiatina con papà: insieme facevamo la visita al Santissimo, cercando ogni giorno in una nuova chiesa, e così sono entrata per la prima volta nella cappella del Carmelo, papà mi fece vedere la grata del coro, dicendomi che là dietro c'erano le suore. Ero ben lontana dal pensare che nove anni dopo sarei stata con loro!...
Dopo la passeggiata (durante la quale papà mi comprava sempre un regalino da uno o due soldi) tornavo a casa; allora facevo i compiti e per il tempo che restava saltellavo in giardino attorno a papà, perché non sapevo giocare con le bambole. Per me era una grande gioia preparare tisane con sementi e scorze di albero che trovavo per terra, poi le portavo a papà in una bella tazzina, e questo povero babbino lasciava ciò che stava facendo e poi sorridendo faceva mostra di bere. Prima di ridarmi la tazzina mi chiedeva (come per caso) se bisognava buttarne via il contenuto; qualche volta dicevo di si, ma più spesso mi riprendevo la mia preziosa tisana, perché volevo riutilizzarla... Mi piaceva coltivare i miei fiorellini nel giardino che Papà mi aveva regalato; mi divertivo a costruire altarini nella rientranza che era in mezzo al muro; quando avevo finito correvo da Papà e tirandolo gli dicevo di chiudere gli occhi e di non aprirli che al momento in cui glielo avrei ordinato io, lui faceva tutto quello che volevo e si lasciava portare nel mio giardinetto, e allora io gridavo:
“Papà, apri gli occhi!”. Lui li apriva e si mostrava estasiato per farmi piacere, ammirando quello che io credevo un capolavoro!... Non la finirei mai se volessi raccontare nuovi episodi di questo tipo che mi si affollano alla memoria... Ah! come potrei ridire tutte le tenerezze che “Papà” prodigava alla sua reginetta”. Ci sono cose che il cuore sente, ma che la parola, e anche il pensiero non riescono ad esprimere...
Per me quelli erano giorni belli, quando il mio “amato re” mi portava a pescare con lui, mi piacevano davvero la campagna, i fiori e gli uccelli! Talvolta cercavo di pescare con la mia piccola lenza, ma preferivo di solito andarmi a mettere seduta da sola sull'erba fiorita, e allora i miei pensieri erano proprio profondi, e senza sapere cosa fosse meditare la mia anima si immergeva in una vera orazione... Sentivo i rumori lontani... il mormorio del vento e anche la musica indefinita dei soldati di cui mi arrivava il suono mi immalinconivano dolcemente il cuore... La terra mi pareva un luogo d'esilio, e sognavo il Cielo... Un pomeriggio passava veloce, presto bisognava rientrare ai Buissonnets, ma prima di andare io prendevo la merenda che mi ero portata nel cestino; la bella tartina con la marmellata che tu mi avevi preparato aveva cambiato faccia: invece dei colori vivi vedevo solo una povera tinta rosa, vecchia e raggrinzita... e allora la terra mi pareva ancora più triste e capivo che solo in Cielo la gioia non avrebbe avuto nubi... A proposito delle nubi, mi ricordo che un giorno il bel Cielo blu dalla campagna ne fu tutto coperto e che presto si scatenò il temporale, i lampi squarciavano le nuvole scure ed ho visto da vicino cadere un fulmine: invece di essere terrorizzata, ero affascinata, mi pareva che il Buon Dio fosse vicinissimo!... Papà non era assolutamente contento come la sua reginetta, non che avesse paura del temporale, ma l'erba e le grandi margherite (più alte di me) scintillavano di pietre preziose, dovevamo attraversare molti prati prima di trovare un sentiero, e il mio paparino, per paura che i diamanti inondassero la sua figliolina, la prese sulle spalle nonostante dovesse portare già le sue lenze.
Durante le passeggiate che facevo con papà, a lui piaceva farmi portare l'elemosina ai poveri che incontravamo; un giorno ne vedemmo uno che si trascinava a fatica sulle grucce, mi avvicinai per dargli un soldo, ma lui, non trovandosi abbastanza povero da chiedere l'elemosina, mi guardò con un sorriso triste e rifiutò di prendere la mia offerta. Non posso dire quello che sentii nel cuore, avrei voluto consolarlo, dargli sollievo; e invece pensavo che gli avevo dato un dolore, e senza dubbio il povero infermo capì il mio pensiero, perché lo vidi voltarsi e sorridermi. Papà mi aveva appena comprato un dolce, e io avrei davvero voluto darglielo, ma non osai, e tuttavia volevo dargli qualcosa che non avrebbe potuto rifiutarmi, perché provavo per lui una fortissima simpatia, e allora mi ricordai di aver sentito dire che il giorno della prima comunione si poteva ottenere tutto quello che si chiedeva; questo pensiero mi consolò e benché non avessi ancora che sei anni, mi dissi: “Pregherò per il mio povero il giorno della mia prima comunione”. Cinque anni dopo ho mantenuto la mia promessa e spero che il Buon Dio abbia esaudito la preghiera che Lui mi aveva inspirato di rivolgerGli per una delle sue membra sofferenti...
Amavo davvero il Buon Dio e molto spesso gli donavo il mio cuore servendomi della breve giaculatoria che mamma mi aveva insegnata, e tuttavia un giorno, o meglio una sera del bel mese di Maggio commisi una colpa che vale davvero la pena di raccontare, mi offri una grande occasione di umiliarmi e credo di averne avuto una contrizione perfetta. - Poiché ero troppo piccola per andare alla funzione del mese di Maggio restavo a casa con Vittoria e facevo con lei le mie devozioni davanti al mio piccolo mese di Maria che avevo preparato a modo mio; era tutto così piccolo: candelieri e vasi da fiori, che due fiammiferi-candela lo illuminavano alla perfezione; talvolta Vittoria mi faceva la sorpresa di darmi due pezzetti di stoppino, ma era una cosa rara. Una sera tutto era pronto per cominciare la preghiera, e io le dissi: “Vittoria, vuole cominciare il ricordatevi, io intanto accendo”. Lei intanto fece la mossa di cominciare, ma non disse nulla, e mi guardava ridendo; io che vedevo i miei preziosi fiammiferi consumarsi velocemente la supplicai di dire la preghiera, e lei continuò a tacere: allora alzandomi cominciai a dirle a voce alta che era davvero cattiva, e uscendo dalla mia abituale dolcezza battevo il piede con tutte le forze... La povera Vittoria non aveva più voglia di ridere, mi guardò sorpresa e mi fece vedere lo stoppino che mi aveva portato... dopo aver versato lacrime di rabbia mi toccò versarne altre di sincero pentimento, con il proposito fermo di non ricominciare mai più!...
Un'altra volta me ne capitò un'altra, sempre con Vittoria ma di quella non mi sono pentita, perché conservai perfettamente la calma. - Volevo un calamaio che stava sul camino della cucina; essendo troppo piccola per prenderlo, chiesi molto gentilmente a Vittoria di darmelo, ma lei rifiutò dicendomi di salire su una sedia. Presi una sedia senza fiatare, ma pensando che lei non era davvero cortese, e volendoglielo far capire cercai nella mia testolina la cosa che mi offendeva di più; spesso lei, quando era stufa di me, mi diceva: “mocciosetta”, e la cosa mi umiliava parecchio. Allora prima di saltare giù dalla mia sedia mi girai tutta impettita e le dissi:
“Vittoria, siete una mocciosa!”. Poi mi salvai, lasciandola a meditare la parola profonda che le avevo rivolta... il risultato non si fece attendere, subito sentii che strillava: “Signorina Mari... Teresa m'ha appena detto che sono una mocciosa! Maria venne e mi fece chiedere scusa, ma io lo feci senza contrizione, trovando che dal momento che Vittoria non aveva voluto allungare il suo lungo braccio per farmi un piccolo servizio, meritava sul serio il titolo di mocciosa ... Tuttavia lei mi voleva molto bene e gliene volevo anche io; un giorno mi salvò da un grave pericolo in cui ero caduta per colpa mia. Vittoria stava stirando con accanto un secchio pieno d'acqua, io la guardavo dondolandomi (era una mia abitudine) su una sedia, e improvvisamente la sedia mi mancò e caddi, ma non per terra, bensì in fondo al secchio I piedi mi toccavano la testa e riempivo il secchio come un pulcino riempie il suo uovo!... La povera Vittoria mi guardava enormemente sbalordita, non avendo mai visto una cosa simile. Avevo voglia a uscire al più presto dal mio secchio, ma era impossibile, la prigione era così perfetta che non potevo fare nessun movimento. Con un po' di fatica mi salvò dal mio grande pericolo, ma non salvò il mio vestito e tutto il resto, al punto che fu costretta a cambiarmi, perché ero bagnata fradicia.
Un'altra volta caddi nel camino, ma per fortuna il fuoco non era acceso. Vittoria non ebbe altro incomodo che quello di tirarmi su e di scuotere la cenere di cui ero piena. Tutte queste avventure mi capitavano di mercoledì, quando tu eri a canto, con Maria. Fu ancora un mercoledì che il sig.r Ducellier venne in visita. Vittoria gli aveva detto che in casa non c'era nessuno salvo la piccola Teresa, e lui entrò nella cucina per vedermi e guardò i miei compiti; io ero molto fiera di ricevere il mio confessore, perché poco tempo prima mi ero confessata per la prima volta. Per me un ricordo molto dolce!...
O Madre mia cara! con quale cura mi avevi preparata! dicendomi che non ad un uomo, ma al Buon Dio io andavo a dire i miei peccati; io ne ero davvero persuasa e così feci la mia confessione con un grande spirito di fede e ti chiesi persino se non dovessi dire al Sig. Ducellier che lo amavo con tutto il mio cuore giacché nella sua persona io avrei parlato al Buon Dio...
Istruita per bene su tutto ciò che dovevo dire e fare, entrai nel confessionale e mi misi in ginocchio, ma aprendo lo sportellino il Sig. Ducellier non vide nessuno, ero così piccola che la mia testa arrivava sotto alla tavoletta su cui si appoggiano le mani, e allora mi disse di restare in piedi; obbedii subito, e mi alzai girandomi proprio davanti a lui per vederlo bene, feci la mia confessione come una ragazza grande e ricevetti la sua benedizione con grande devozione, perché tu mi avevi detto che in quel momento le lacrime del bambino Gesù avrebbero purificato l'anima mia. Mi ricordo che la prima esortazione che egli mi rivolse mi invitò soprattutto alla devozione verso la Santa Vergine e io mi ripromisi di raddoppiare in tenerezza per lei. Uscendo dal confessionale ero così contenta e così leggera che mai avevo sentito tanta gioia nell'anima. Dopo sono ritornata a confessarmi ad ogni grande festa ed era sempre una festa vera per me ogni volta che ci andavo.
Le feste!...ah! quanti ricordi solleva questa parola!... Le feste le amavo tanto!... Sapevi spiegarmi così bene, Madre mia cara, tutti i misteri nascosti sotto ciascuna di esse che per me erano veramente giorni di Cielo. Amavo soprattutto le processioni del Santo Sacramento, che gioia spargere fiori sotto i passi del Buon Dio!... ma prima di lasciarli cadere io li tiravo più in alto che potevo e non ero mai così felice come quando vedevo le mie rose sfogliate toccare l’ostensorio santo...
Le feste! Ah! se quelle grandi erano rare, ogni settimana ne portava una carissima al mio cuore: “La Domenica!”. Che giornata quella della Domenica!... Era la festa del Buon Dio, la festa del riposo. Prima me ne restavo a nanna più a lungo che negli altri giorni e poi mamma Paolina vezzeggiava la sua figliolina, portandole la sua cioccolata tra le piume, poi la vestiva come una piccola regina... La Madrina veniva a fare i riccioli alla figlioccia che non sempre era buona quando le tiravano i capelli, ma poi era contentissima di andare a prendere la mano del suo Re che, in quel giorno, l'abbracciava ancora più teneramente che al solito, e poi tutta la famiglia usciva per andare a Messa. Lungo il cammino e anche nella chiesa la piccola “Regina di Papà” gli dava la mano, il suo posto era accanto a lui e quando eravamo obbligati a scendere per la predica bisognava trovare ancora due sedie una accanto all'altra. Non era difficile, tutti parevano trovare così carino il vedere un Vegliardo così bello con una figlia così piccola che si scansavano per dar loro il posto. Mio zio che si trovava nei banchi dei sagrestani si rallegrava tutto a vederci arrivare, e diceva che io ero il suo piccolo raggio di Sole... Io non mi curavo di essere guardata, ascoltando con molta attenzione le prediche che tuttavia non capivo granché; la prima predica che ho capito, e che mi ha profondamente toccata fu una predica sulla Passione del Sig. Ducellier e poi capii tutte le altre prediche. Quando il predicatore parlava di Santa Teresa papà si piegava e mi diceva a voce bassa: “Ascolta bene, piccola regina mia, si parla della tua Santa Patrona”. Ascoltavo davvero bene, io, ma guardavo più spesso Papà che il predicatore, e la sua bella faccia mi diceva tante cose!... Talora i suoi occhi si riempivano di lacrime, che si sforzava invano di trattenere, sembrava già non appartenere più alla terra, tanto l'anima sua amava immergersi nelle verità eterne... Tuttavia la sua corsa era ben lungi dall'essere terminata, dovevano scorrere lunghi anni prima che il bel Cielo si aprisse davanti ai suoi occhi incantati e prima che il Signore asciugasse le lacrime del suo buono e fedele servitore!...

Ma ecco che torno alla mia giornata della Domenica. Questa felice giornata che passava così rapida aveva anche il suo tocco di melanconia. Mi ricordo che la mia felicità era senza ombre fino a compieta: durante questa preghiera pensavo che il giorno del riposo stava per finire... che all'indomani bisognava ricominciare la vita, lavorare, imparare le lezioni, e il mio cuore sentiva l’esilio della terra... sospiravo pensando al riposo del Cielo, alla Domenica senza tramonto della Patria!....
Anche le passeggiate che facevamo prima di rientrare ai Buissonnets lasciavano nell'anima mia un sentimento di tristezza; allora la famiglia non era più al completo perché per fare piacere allo Zio Papà lasciava da lui, alla sera di ogni Domenica o Maria o Paolina; se restavo anche io ero proprio contenta. Preferivo così piuttosto che essere invitata da sola, perché in questo modo si badava di meno a me. il mio più grande piacere consisteva nel sentire tutto quello che lo Zio diceva, ma non mi piaceva quando mi rivolgeva le sue domande, e avevo proprio paura quando mi metteva su un solo ginocchio e cantava Barbablù con voce formidabile... Con grande piacere vedevo Papà che ci veniva a riprendere. E tornando a casa guardavo le stelle che brillavano dolcemente e questa vista mi rapiva...
C'era soprattutto un gruppo di perle d'oro che io notavo con gioia trovando che era a forma di una T (pressappoco così "), lo facevo vedere a Papà dicendogli che il mio nome era scritto nel Cielo e poi, non volendo vedere niente della terra vile, gli chiedevo di farmi da guida; allora alzavo la mia testolina verso l'aria, senza neppure guardare dove mettevo i piedi, e non mi stancavo di contemplare l'azzurro stellato!...
Cosa potrei raccontare delle veglie d'inverno, soprattutto di quelle della Domenica? Ah! quanto mi era dolce dopo la partita a dama sedermi con Celina sulle ginocchia di Papà... Con la sua bella voce lui cantava cose che riempivano l'anima di pensieri profondi... oppure, dondolandoci con dolcezza, recitava poesie piene di verità eterne... Poi salivamo al piano di sopra, per fare la preghiera comune e la reginetta era tutta sola con il suo Re, e non doveva che guardarlo per sapere come pregano i Santi... Alla fine venivamo in ordine di età a dire buonasera a papà e a ricevere il suo bacio della buona­notte; la regina era naturalmente l'ultima, e il re, per baciarla la prendeva per le trecce e lei gridava forte: “Buonasera Papà, buonanotte, dormi bene”, tutte le sere era lo stesso ritornello... Poi la mia mammina mi prendeva in braccio e mi portava nel letto di Celina, e allora dicevo: “Paolina, è vero che oggi sono stata proprio buona?... È vero che gli angioletti voleranno attorno a me?”. La risposta era sempre sì, altrimenti avrei passato tutta la notte a piangere... Dopo avermi abbracciato, con la mia cara Madrina, Paolina tornava giù e la povera piccola Teresa restava tutta sola al buio; aveva voglia ad immaginarsi gli angioletti che le volavano intorno, la paura la prendeva subito, le tenebre le incutevano timore, perché dal suo letto non vedeva le stelle che dolcemente brillavano...
Considero una vera grazia di essere stata abituata da te, Madre mia amata, a vincere le mie paure; qualche volta mi hai mandato sola, alla sera, a cercare qualcosa in una stanza lontana; se non fossi stata educata. così bene sarei diventata paurosissima, e invece ora sono una che è davvero difficile spaventare... Qualche volta mi chiedo come hai potuto educarmi con tanto amore e tanta delicatezza senza viziarmi, giacché la realtà è che tu non mi perdonavi nessuna imperfezione, mai mi rimproveravi senza ragione, eppure mai tornavi su una cosa che avevi deciso; lo sapevo così bene, io, che non avrei nè potuto nè voluto fare un passo se tu me lo avessi vietato, lo stesso Papà era costretto ad adattarsi alle tue decisioni, senza il consenso di Paolina non uscivo neppure a passeggio e quando Papà mi diceva di andare io rispondevo: “Paolina non vuole”; allora lui veniva a chiederti grazia per me, qualche volta per fargli piacere Paolina diceva sì, ma la piccola Teresa vedeva molto bene dalla faccia che la cosa non era gradita, e allora si metteva a piangere senza tregua fino al momento in cui Paolina non diceva sì e l'abbracciava di buon grado!
Quando la piccola Teresa stava male, e la cosa capitava ad ogni inverno, non si può immaginare la tenerezza materna con cui era curata. Paolina la faceva mettere nel suo letto (un favore senza pari) e poi le dava tutto quello di cui aveva bisogno. Un giorno Paolina tirò fuori da sotto una traversina un bel temperino tutto suo e dandolo alla sua figlietta la lasciò immersa in una gioia indescrivibile: - “Ah! Paolina, esclamò, tu mi vuoi così bene che ti privi per me del tuo bel temperino con una stella di madreperla?... Ma allora, poiché mi vuoi tanto bene, sarai disposta a sacrificare il tuo orologio per impedirmi di morire”...?. - “Non solo per impedirti di morire ti regalerò il mio orologio, ma anche solo per vederti guarita presto ci rinuncio subito”. Sentendo queste parole di Paolina, il mio sbalordimento e la mia riconoscenza erano tali che non li posso esprimere... D'estate talvolta avevo dolori al cuore. Paolina mi curava ancora con tenerezza; per farmi divertire, e la cosa era la cura migliore, mi faceva fare il giro del giardino in carriola e poi, facendomi scendere, metteva al posto mio un bel mazzetto di margheritine e lo portava con ogni cura fino al mio giardino dove lo sistemava in pompa magna...
Era Paolina quella che riceveva tutte le mie confidenze intime, e che risolveva tutti i miei dubbi... Una volta mi meravigliavo che il Buon Dio non desse gloria eguale in Cielo a tutti gli eletti, e manifestavo il timore che non tutti fossero felici; allora Paolina mi disse di andare a cercare il grande “boccale di Papà” e di metterlo vicino al mio piccolo ditale, poi di riempirli ambedue d'acqua, e mi chiese quale fosse più pieno. Le dissi che erano pieni allo stesso modo e che era impossibile metterci più acqua di quanta ne potevano contenere. La mia amata Madrina allora mi fece capire che in Cielo il Buon Dio darà ai suoi eletti tanta gloria quanta ne potranno portare e che così l'ultimo non avrà alcunché da invidiare al primo. Così, mettendo alla mia portata i segreti più alti, Madre mia, tu sapevi dare alla mia anima il nutrimento che le serviva...
Con quale gioia vedevo ogni anno arrivare la distribuzione dei premi!... Come sempre, anche in quel caso si salvava la giustizia e non avevo che i premi meritati; sola sola, in mezzo davanti alla nobile assemblea, sentivo leggere la mia sentenza dal “Re di Francia e di Navarra”; il cuore mi batteva forte forte mentre ricevevo i premi e la corona... per me era come un'immagine del giudizio!... Subito dopo la premiazione, la Reginetta si levava l'abito bianco, e poi ci si sbrigava a vestirla per farle prendere parte nella grande recita!...
Ah! Che gioia in queste feste di famiglia... Come ero lontana, allora, vedendo il mio caro Re così raggiante, dal prevedere le prove che lo avrebbero visitato!...
E tuttavia un giorno il Buon Dio mi fece vedere, in una visione davvero straordinaria, l'immagine viva della prova che la sua volontà ci avrebbe messo davanti.
Papà era in viaggio da parecchi giorni, e dovevano ancora passarne due per il suo ritorno. Potevano essere le due o le tre del pomeriggio, il sole brillava con luce viva e tutta la natura pareva in festa. Ero sola alla finestra della mansarda che dava sul giardino grande; guardavo davanti a me, con la mente piena di pensieri allegri, quando vidi, davanti alla lavanderia che mi stava proprio di fronte, un uomo vestito proprio come Papà, con la stessa statura e lo stesso passo, soltanto che era molto più curvo... La testa era coperta di una specie di grembiule dal colore smorto e così non gli potevo vedere la faccia. Portava un cappello come quelli di Papà. Lo vidi avvicinarsi con passo regolare, lungo il mio giardinetto... Subito sentii come una paura soprannaturale che mi invadeva l'anima, ma in un attimo pensai che certamente Papà era tornato e che si nascondeva per farmi una sorpresa; allora gridai forte, con voce che tremava per l'emozione: - “Papà, Papà!...”. Ma il misterioso personaggio continuò il suo passo regolare, senza neppure girarsi, come se non mi avesse sentito; seguendolo con lo sguardo lo vidi dirigersi verso il boschetto che tagliava in due il viale grande, e mi aspettavo di vederlo riapparire dall'altra parte dei grandi alberi, ma la visione profetica era svanita!... Tutto era durato un attimo, ma si è impresso così profondamente nel mio cuore che ancora oggi, dopo 15 anni... il ricordo è così presente come se ne avessi ancora davanti agli occhi la visione...
Maria era con te, Madre mia, nella camera accanto a quella dove ero io; sentendomi chiamare Papà, ebbe un 'impressione di paura, avvertendo, me l'ha detto dopo, che stava accadendo qualcosa di straordinario; senza mostrarmi l'emozione accorse accanto a me, chiedendomi come mi saltava in testa di chiamare Papà che era ad Alencon; io allora le raccontai quello che avevo appena visto. Per tranquillizzarmi mi disse che senz’altro era Vittoria che per farmi paura si era nascosta la testa con il suo grembiule, ma Vittoria, interrogata, assicurò che non si era mossa dalla cucina; del resto ero davvero sicura di aver visto un uomo, e che quest'uomo aveva il portamento di Papà, e allora andammo tutte e tre dietro il gruppo di alberi, ma non avendo trovato traccia del passaggio di qualcuno, tu mi dicesti di non pensarci più...
Non pensarci più non potevo proprio, spessissimo la fantasia mi ripresentava la scena misteriosa che avevo visto... spessissimo ho cercato di togliere quel velo che me ne nascondeva il significato, perché in fondo al cuore conservavo la convinzione profonda che questa visione aveva un significato che un giorno mi si doveva svelare... Quel giorno si è fatto attendere tanto, ma dopo 14 anni il Buon Dio ha Egli stesso strappato il velo misterioso.
Mentre ero in licenza con Suor Maria del Sacro Cuore, parlavamo come sempre delle cose dell'altra vita e dei nostri ricordi d'infanzia, quando le ricordai la visione che avevo avuta all'età di 6 o 7 anni; improvvisamente, mentre le ricordavo i particolari di quella strana scena, ne abbiamo capito insieme il significato... Avevo visto proprio Papà, che veniva avanti incurvato dall'età... Era proprio lui, e aveva sul suo viso venerabile, sulla sua testa diventata bianca, il segno della sua gloriosa prova... Come il Volto Adorabile di Gesù che fu velato durante la Passione, così il volto del suo servo fedele doveva essere velato nei giorni dei suoi dolori, per poter risplendere nella Celeste Patria accanto al suo Signore, il Verbo Eterno!... È proprio dall'interno della sua ineffabile gloria, mentre regnava in Cielo, che il nostro amato Padre ci ha ottenuto la grazia di capire la visione che la sua reginetta aveva avuto ad un'età in cui l’illusione non si deve temere. Dall'interno della gloria egli ci ha ottenuto questa dolce consolazione che è stata di capire che 10 anni prima della sua grande prova il Buon Dio ce la faceva già vedere, come un Padre fa vedere ai suoi figli il futuro glorioso che egli prepara loro e si compiace a guardare in anticipo le ricchezze senza prezzo che saranno la loro eredità...
Ah! Perché proprio a me il Buon Dio ha dato questa illuminazione? Perché ha fatto vedere ad una figlia così piccola una cosa che non poteva capire, una cosa che, se l’avesse capita, l'avrebbe fatta morire di dolore, perché?... Qui c'è senza dubbio uno di quei misteri che capiremo in Cielo e che costituirà la nostra eterna meraviglia!...
Quanto è buono il Buon Dio!... come adatta le prove alle forze che ci dà. Mai, come ho detto, avrei potuto sopportare neppure il pensiero delle amare pene che il futuro mi riservava... Non potevo neppure pensare senza fremere che Papà poteva morire... Una volta era salito su una scala e poiché me ne stavo proprio lì sotto egli gridò: “Fatti più in là, povera piccola mia, se cado giù ti schiaccio”. Sentendo quelle parole provai come una ribellione interna, e invece di spostarmi mi incollai ancora di più alla scala pensando: “Almeno se Papà cade non avrò il dolore di vederlo morire, perché morirò con lui!”. Non posso dire quanto volevo bene a Papà, ammiravo tutto di lui; quando mi spiegava i suoi pensieri (come se fossi stata una figlia grande) gli dicevo ingenuamente che sicuramente, se avesse detto quelle cose ai grandi uomini del governo, lo avrebbero portato via per farlo Re e allora la Francia sarebbe stata felice come mai prima... Ma in fondo ero contenta (e me lo rimproveravo come fosse un pensiero egoista) del fatto che ero la sola a conoscere bene Papà, perché se fosse diventato Re di Francia e di Navarra sapevo che sarebbe stato infelice perché questo è il destino di tutti i monarchi e soprattutto non sarebbe stato più il mio Re, di me sola!...
Avevo 6 o 7 anni quando Papà ci portò a Trouville. Mai dimenticherò l'impressione che mi fece il mare, non potevo fare a meno di guardarlo senza posa; la sua maestà, il muggito delle onde, tutto parlava all'anima mia della Grandezza e della Potenza del Buon Dio. Mi ricordo che durante la passeggiata che facemmo sulla spiaggia, un Signore e una Signora mi guardarono mentre correvo con gioia attorno a Papà e avvicinandosi gli chiesero se ero sua figlia, dicendo che ero proprio una figliolina graziosa. Papà rispose loro di si, ma mi accorsi che fece segno di non farmi dei complimenti... Era la prima volta che sentivo dire che ero graziosa, e la cosa mi fece piacere, perché non lo pensavo proprio; tu ci mettevi tanta attenzione, Madre mia cara, a non lasciarmi niente che avrebbe potuto appannare la mia innocenza, a non lasciarmi sentire soprattutto alcuna parola che poteva far penetrare la vanità nel mio cuore. Poiché non davo importanza che alle parole tue e di Maria (e mai da voi mi era stato fatto un solo complimento), io non detti molto peso alle parole e agli sguardi ammirati della signora. Alla sera, all'ora in cui il sole pare bagnarsi nell'immensità delle onde e lascia davanti a sé una scia luminosa, mi andai a sedere su uno scoglio, tutta sola con Paolina... Allora mi rivenne in mente la storia commovente della “Scia d'oro!...” . Guardai a lungo questa scia luminosa, immagine della grazia che illumina il cammino che il piccolo vascello dalla bianca vela deve percorrere... Vicino a Paolina, decisi risolutamente di non allontanare mai la mia anima dallo sguardo di Gesù, perché essa possa navigare in pace verso la Patria dei Cieli!...
(Continua...)