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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Padre Pio e il diavolo - Epistolario

Il demonio esiste ed il suo ruolo attivo non appartiene al passato né può essere recluso negli spazi della fantasia popolare. Il diavolo, infatti, continua ad indurre al peccato proprio oggi. Per tale ragione l'atteggiamento del discepolo di Cristo di fronte a satana deve essere di vigilanza e di lotta e non di indifferenza. La mentalità del nostro tempo purtroppo, ha relegato la figura del diavolo nella mitologia e nel folclore.

Il Baudelaire affermava che il capolavoro di satana è di far credere che non esiste
Di conseguenza non è facile immaginare che satana abbia dato prova della sua esistenza allorquando è stato costretto ad uscire allo scoperto per affrontare Padre Pio in "aspri combattimenti". Tali battaglie, così come è riportato nella corrispondenza epistolare del venerato frate con i suoi direttori spirituali, erano dei veri e propri combattimenti all'ultimo sangue.
Uno dei primi contatti che Padre Pio ha avuto con il principe del male, risale al 1906 quando Padre Pio ritornò nel convento di Sant'Elia a Pianisi. Una notte d'estate non riusciva a prendere sonno per l'afa soffocante. Dalla stanza accanto gli arrivava il rumore del passo di un uomo che andava su e giù. "Il Povero Anastasio non può dormire come me" penso Padre Pio. "Voglio chiamarlo almeno si discorre un pò ". Andò alla finestra e chiamò il compagno ma la voce gli restò strozzata in gola: sul davanzale della finestra vicina si affacciò un mostruoso cane. Così raccontava lo stesso Padre Pio: "dalla porta con terrore vidi entrare un grosso cane, dalla cui bocca usciva tanto fumo. Caddi riverso sul letto e udii che diceva: "è iss, è isso" - mentre ero in quella postura, vidi l'animalaccio spiccare un salto sul davanzale della finestra, da qui lanciarsi sul tetto di fronte, per poi sparire".

Le tentazioni di satana miranti a far prevaricare il serafico padre si manifestavano in ogni modo. Il Padre Agostino ci confermava che satana appariva sotto le forme più svariate: "sotto forma di giovinette ignude che lascivamente ballavano; in forma di crocifisso; sotto forma di un giovane amico dei frati; sotto forma del Padre Spirituale, o del Padre Provinciale; di quella di Papa Pio X e dell'Angelo Custode; di San Francesco; di Maria Santissima, ma anche nelle sue fattezze orribili, con un esercito di spiriti infernali.
A volte non c'era nessuna apparizione ma il povero Padre veniva battuto a sangue, straziato con rumori assordanti, riempito di sputi ecc. Egli riusciva a liberarsi da queste aggressioni invocando il nome di Gesù.

Le lotte fra Padre Pio e Satana si inasprivano con la liberazione dei posseduti. Più di una volta - raccontava Padre Tarcisio da Cervinara - prima di andare via da un corpo di un posseduto, il Maligno ha gridato: "Padre Pio ci dai più fastidio tu che San Michele". Ed anche: "Padre Pio, non ci strappare le anime e noi non ti molesteremo".   Ma vediamo come lo stesso Padre Pio descrive nelle lettere inviate ai suoi direttori spirituali, gli assalti di satana.

Lettera a padre Agostino del 18 gennaio 1912
"(...) Barbablù non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme. Da vari giorni in qua mi viene a visitare assieme con altri suoi satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio, sotto le proprie forme. Chi sa quante volte mi ha gittato dal letto trascinandomi per la stanza. Ma pazienza! Gesù, la Mammina, l'Angioletto, San Giuseppe ed il padre San Francesco sono quasi sempre con me".

Lettera a padre Agostino del 5 novembre 1912
"Babbo carissimo, anche questa seconda vostra lettera, per permissione di Dio, ha ottenuto la stessa sorte di quella precedente. Son certo che a quest'ora il padre Evangelista vi abbia già tenuto informato della nuova fase di guerra che mi muovono quegl'impuri apostati. Costoro, babbo mio, non potendo vincere la mia costanza nel riferirvi le loro insidie, si sono appigliati a quest'altro estremo, vorrebbero indurmi nelle loro reti col privarmi dei vostri consigli, che voi mi venite suggerendo per mezzo delle vostre lettere, unico mio conforto; ed io a gloria di Dio ed a loro confusione lo sopporterò (...). (...) Non vi dico poi in che modo mi vanno percotendo quei disgraziati. Certe volte mi sento presso a morire. Sabato mi sembrò che mi volessero proprio finire, non sapevo più a qual santo votarmi; mi rivolgo al mio angelo e dopo d'essersi fatto aspettare per un pezzo eccolo infine aleggiarmi intorno e con la sua angelica voce cantava inni alla divina Maestà. Successe una di quelle solite scenate; lo sgridai aspramente d'essersi fatto così lungamente aspettare, mentre io non avevo mancato di chiamarlo in mio soccorso; per castigo, non volevo guardarlo in viso, volevo allontanarmi, volevo sfuggirlo, ma egli poverino mi raggiunse quasi piangendo, mi acciuffa, finché sollevato lo sguardo, lo fissai in volto e lo trovai tutto dispiaciuto".

Lettera a padre Agostino del 18 novembre 1912
"(...) il nemico non vuole quasi abbandonarmi più, mi bussa continuamente. Egli cerca di avvelenarmi la vita con le sue infernali insidie. Si dispiace sommamente perché io ve le narro. Mi va suggerendo di tralasciare di narrarvi ciò che passa fra me e lui, e mi insinua di narrarvi piuttosto le buone visite; essendo, dice lui, le sole che possono piacervi ed edificare. (...) l'arciprete, reso consapevole della battaglia di quegl'impuri apostati, intorno a ciò che riguarda le vostre lettere, mi consigliò che alla prima vostra lettera che mi fosse pervenuta, l'andassi ad aprire da lui. Così feci nel ricevere la vostra ultima. Ma aperta che l'ebbimo la trovammo tutta imbrattata d'inchiostro. Sarà stata anche questa una vendetta di Barbablù? Non posso mai credere che così l'abbiate spedita, anche perché vi è nota la mia cecaggine. Le lettere scritte in principio sembrano illeggibili, ma dietro che vi ponemmo sopra il Crocifisso si fece un pò di luce tanto da potersi leggere, sebbene a stento (...)"

Lettera a padre Agostino del 13 febbraio 1913
"(...) oramai sono sonati ventidue giorni continui che Gesù permette a costoro di sfogare la loro ira su di me. Il mio corpo, padre mio, è tutto ammaccato per le tante percosse che ha contato fino al presente per mano dei nostri nemici. Più di una volta sono giunti a togliermi perfino la camicia e percuotermi in tale stato (...)"

Lettera a padre Benedetto del 18 marzo 1913
"(...) Quei cosacci non cessano di percuotermi e di sbalzarmi alle volta anche dal letto, giungendo fino a togliermi la camicia e percuotermi in tale stato. Ma oramai non mi fanno più timore. Gesù è sempre amoroso verso di me, giungendo fin anche alle volte ad alzarmi da terra ed adagiarmi sul letto (...)"

Fonte: PADRE PIO DA PIETRELCINA: Epistolario I° (1910-1922) a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni - Edizioni "Padre Pio da Pietrelcina" Convento S. Maria delle Grazie San Giovanni Rotondo - FG.

Satana oltrepassò tutti i limiti della provocazione presentandosi a Padre Pio sotto la veste di un penitente. Questa la testimonianza diretta di Padre Pio: "Una mattina, mentre stavo confessando gli uomini, mi si presenta un signore, alto, snello, vestito con una certa raffinatezza e dai modi garbati, gentili. Comincia a confessare i suoi peccati che erano di ogni genere: contro Dio, contro il prossimo, contro la morale. Tutti aberranti! Mi colpì una cosa. Per tutte le accuse, dopo la mia riprensione, fatta adducendo come prova la Parola di Dio, il Magistero della Chiesa, la morale dei Santi, l'enigmatico penitente controbatteva le mie parole giustificando, con estrema abilità e ricercatissimo garbo, ogni genere di peccato svuotandolo di qualsiasi malizia e cercando allo stesso tempo di rendere normali, naturali, umanamente comprensibili tutti gli atti peccaminosi. E questo non solo per i peccati che erano raccapriccianti contro Dio, la Madonna, i Santi - che indicava con perifrasi irriverenti senza mai nominarli - ma anche per i peccati che erano moralmente tanto sporchi e rozzi da toccare il fondo della più stomachevole cloaca. Le risposte che dava di volta in volta alle mie argomentazioni con abile sottigliezza ed ovattata malizia mi impressionavano. Tra me e me mi domandai: chi è costui? Da che mondo viene? Chi sarà mai? E cercavo di fissarlo bene in volto per leggere qualcosa tra le piaghe del suo viso. Nello stesso tempo aguzzavo le orecchie ad ogni sua parola in modo che nessuna di esse mi sfuggisse per soppesarle in tutta la loro portata. Ad un certo momento per una luce interiore vivida e fulgida percepii chiaramente chi era colui che mi stava dinanzi. Con tono deciso ed imperioso gli dissi: "Dì Viva Gesù, Viva Maria!" Appena pronunziati questi soavissimi e potentissimi nomi, Satana sparì all'istante in un guizzo di fuoco lasciando dietro di se un insopportabile irrespirabile fetore".

Allo stesso episodio è probabilmente rapportabile la seguente testimonianza di don Pierino, un sacerdote figlio spirituale di Padre Pio: "Una mattina Padre Pio confessava, era riservato da due tende. Dal centro dove le tendine non combaciavano perfettamente, riuscivo a vedere Padre Pio. Gli uomini, seguendo le prenotazioni, erano disposti da un lato, tutti in fila indiana. Io dal posto dove mi trovavo, recitavo il Breviario e, a tratti, alzavo lo sguardo per vedere il Padre. Sotto lo stipite della porticina, a destra della Chiesetta, sbucò un uomo robusto, bello, dagli occhi piccoli e neri, capelli brizzolati, dalla giacca scura e pantaloni rigati. Volevo non distrarmi e continuare a recitare il breviario ma una voce interiore mi ingiunse: "Fermati e guarda!" Mi fermai ed osservai. Senza attendere il suo turno, dopo qualche passo avanti e indietro, quell'uomo si fermò proprio davanti alla congiuntura delle tendine e, mentre il penitente si alzava dall'inginocchiatoio per uscire dalle tende, si infilò subito fra di esse rimanendo diritto in piedi, davanti a Padre Pio, che, da quel momento, non riuscii più a vedere. Dopo alcuni minuti, vidi ancora quell'uomo scomparire, a gambe divaricate, sotto il pavimento, mentre sulla sedia, dove era seduto il Padre, non vedevo più Padre Pio, ma Gesù, giovane, biondo e bello, tirato un tantino all'indietro sulla spalliera della sedia, intento a guardare fisso quell'uomo che sprofondava giù. Vidi di nuovo il Padre che, venendo dall'alto, tornava a sedersi al suo posto, mentre le sue sembianze si fondevano con quelle di Gesù; Poi vidi solo il Padre seduto. E subito sentii il suo vocione: "Giovanotti, vi volete sbrigare?" Il fatto passò inosservato agli uomini che attendevano, i quali ripresero subito il turno.

Padre Cipriano, è un frate cappuccino che esercita, tra le altre, le sacre funzioni di esorcista. All'epoca di Padre Pio era intento ad effettuare un esorcismo su una ragazza la quale durante gli esorcismi che si ripetevano su di lei, aveva manifestato quattro voci di quattro creature diverse.
Padre Cipriano chiese consiglio a Padre Pio su come esorcizzare una donna posseduta da più demoni ma Padre Pio fece sapere a Padre Cipriano che non si trattava di quattro demoni ma del Diavolo che si manifestava con quattro voci diverse.
Nel corso dell'ultimo esorcismo Padre Cipriano istigò il Diavolo dicendogli: "Ah, volevi farmela brutto fetente!" - e il Diavolo rispose - "(...) che è la prima volta che senti dire che io sono bugiardo in natura?"

Tratto da: www.padrepio.catholicwebservices.com


Altre epistole

Al suo direttore
"Sentite poi una cosa assai più strana. Pure quando sono con Gesù mi avviene di dimandare a Gesù cose, delle quali non ebbi mai in mente; di presentargli pure cioè delle persone che non solo non ho avuto mai in mente, ma quello che più mi arreca meraviglia, che di tali persone non ebbi mai conosciuto e mai ne ho sentito parlare. E qui va osservato che quando ciò mi avviene, non mi consta mai che Gesù non mi abbia accordato, in favore di dette persone, quello che per esse dimando."

Altri scritti
"Non vi sgomenti la croce. La più certa prova dell'amore consiste nel patire per l'amato, e che se un Dio per tanto amore tanto dolore soffrì, il dolore che si soffre per lui diviene amabile quanto l'amore. Nelle afflizioni che il Signore vi regala siate paziente ed uniformatevi al divin Cuore con gioia, sapendo esser tutto uno scherzo continuo dell'Amante. Le tribolazioni, le croci sono state sempre la eredità e la porzione delle anime elette. Quanto più Gesù vuole un'anima sollevarla alla perfezione, tanto più le accresce la croce della tribolazione. Gioite, vi dico, nel vedervi cotanto privilegiata contro ogni vostro stesso demerito. Quanto più siete tribolata, tanto più dovete esultare perché l'anima nel fuoco delle tribolazioni diverrà oro fino, degno di esser posto a splendere nella reggia del cielo."

Si può mortificare la carne non già interamente, giacché vi è sempre qualche ribellione; la nostra attenzione sarà sovente interrotta dalle distrazioni. Ma per tutto questo converrà forse inquietarsi, turbarsi, sollecitarsi ed affliggersi? Giammai. Bisogna forse formare una quantità di desideri per giungere a tale perfezione? No; si possono avere dei desideri, che testifichino la nostra gratitudine e riconoscenza. Posso ben sì dire: " Oh! perché non ho io il fervore dei serafini per ama re e lodare maggiormente Dio?" Intanto non devo fermarmi a formare dei progetti, come se in questo moda io potessi giungere ad una eccellente perfezione, dicendo: "Io desidero, procurerò riuscirvi, e se non posso giungervi, mi disturberò". Da quanto si è detto non si deve concludere però che devi incamminarti da questa parte, tolga il cielo!, ma non conviene arrivarvi in un giorno di questa vita mortale, poiché sì fatto desiderio ti turberebbe inutilmente. Vogliamo camminare bene? Ebbene applichiamoci a battere la strada che è più vicina a noi. Imprimiti bene nella mente ciò che sto per dire: noi desideriamo alcune volte di essere buoni angeli, e trascuriamo di essere buoni uomini."

E' molto facile condurre una barca, quando non è incalzata dai venti, e trascorrere una vita esente da qualunque accidente; ma in mezzo agli impacci delle prove, come tra i venti, è ben difficile continuare il cammino. Ecco la necessità di sempre vegliare e di sempre avere cura di se stessi, delle proprie azioni, delle intenzioni e di dimostrare che il cuore è buono e giusto, dolce, umile e generoso. A tal fine mettete spesso il vostro cuore nello stato di una assoluta confidenza in colui, che vi ha chiamato nel seno della sua dilezione. Pregate molto e siate assidui alla meditazione ed alle buone letture. Allontanate da voi quei vizi e quel naturale che a ciascuno in particolare ho manifestato."

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