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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

☩ UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Far nascere Dio dentro di noi

Chi era Maria se non una di noi?
Chi era Maria se non il segno che siamo chiamati a essere madri del divino che abbiamo dentro? Il nostro compito è lo stesso di una madre incinta: accogliere, dare spazio a ciò che ci abita dentro...
Come posso chiamare quello che ho vissuto? Un'esperienza mistica? Ma a "mistico" associamo cose che non hanno niente a che fare con quello che ho provato io, visioni, esperienze staccate dal quotidiano, cose "dell'altro mondo". La parola "mistico" ha la stessa etimologia di mistero. Ma la vita, il reale, è pieno di mistero. Allora esperienza mistica è quando si scopre la profondità del reale, quando si sente che sotto ogni cosa c'è dell'altro, nei suoi occhi, in una rosa, in un dettaglio.
"La fede dona un'intelligenza che penetra il minimo per scorgervi il massimo" (Giuseppe Barzaghi).

Io ho scoperto che, dentro di me c'era Dio, l'ho sentito. E allora ho cominciato a vedere Dio negli altri. Qualcosa di grandioso ma al tempo stesso semplicissimo e familiare, come quando una donna sente dentro di sé un bambino. Allora mi chiedo: l'Annunciazione riguarda solo Maria o è qualcosa per tutti? E chi è Maria? Una superwoman perfetta e distante o una donna come me e te, che ha vissuto un'esperienza di vita spiazzante e forte, a cui ha risposto in modo libero e coraggioso?


Per ritrovare una fede nuda anche Maria va liberata. La posta in gioco è alta, perché la sua storia è la nostra. Allora bisogna mandare a gambe all'aria le statue che le abbiamo eretto. Maria non è quella specie di semi-divinità che ci guarda pietosamente dall'alto del suo piedistallo, ma una donna che con la sua storia ci racconta la nostra vera storia: c'è un pezzetto di Dio in noi e vuole venire alla luce. L'icona di Maria è la mia icona.

Maria, la madre di Dio, è stata chiusa in un bozzolo dorato di parole che non sono liberanti né per le donne né per gli uomini.
Maria non è quella disincarnata figura, quasi asessuata cui ci hanno abituato, ma l'esaltazione dell'umano, e dell'umano tutto intero, innalzato fino a partorire un Dio.
La storia di Maria, la Teotòkos, colei che nel suo corpo genera Dio, parla un linguaggio tutto al femminile, una lingua che la chiesa non ha ancora imparato a parlare. Ma noi vogliamo una chiesa poliglotta.
La lingua delle donne, il racconto della loro esperienza, la loro intelligenza della vita e della fede, sono una ricchezza imperdibile per tutti. Non sprechiamola più.

Maria incinta di Dio è l'immagine più potente che il Vangelo ci dà sul fine e sul senso della nostra vita. E' una metafora prodigiosa.
Essere incinti di Dio, incinti di luce, (incinti d'amore), significa vivere la presenza. Non occorre che pensi sempre a Dio, (però auspicalo), è già dentro di me.
"Provo, crescente, una specie di certezza interiore che esiste in me un deposito d'oro puro da consegnare". (Simone Weil)

Noi andiamo per il mondo con la pancia gravida di luce, incinti d'amore.
La pancia, cioè non solo l'anima, ma tutta la persona. Benedetto sia questo nostro corpo, tanto spesso disprezzato, tanto da farlo intristire e ammalare. Benedetto sia questo corpo, il suo vigore, la sua bellezza, la sua capacità di amare e di dare la vita...

Meister Echart scrive che tutta la scrittura sacra, tutta la vicenda di Cristo hanno un solo scopo: far nascere Dio in noi.
"Tutti sono chiamati a essere madri di Dio. Perché Dio ha sempre bisogno di venire al mondo".
E allora le donne hanno molto da insegnare.

Ricordo il mio primo parto. Se mi abbandonavo al dolore, che era fortissimo, senza resistergli, nasceva in me, nel mio corpo e nel mio cuore, una forza che non veniva da me. Non eravamo soli, io e quel corpicino, a doverci dare da fare per quella cosa così difficile e paurosa, ma era lì presente qualcosa di grande che ci stava portando alla luce tutti e due.
C'era un'onda calda, forte, immensamente forte, inarrestabile, che dentro di me, attraverso di me compia l'opera. Io dovevo solo accoglierla e farmi condurre e così scoprire che dentro di me la vita si muoveva al ritmo di quell'onda, tanto da sentirmi tutt'una con lei.

Marina Marcolini
(Docente universitaria, scrittrice e coautrice del programma "Le ragioni della speranza")

Tratto dal trimestrale cartaceo "Fraternità di Romena"
Anno XVII - Numero 2 - Novembre 2013
Redatto in loc. Romena, 1 - 52015 Pratovecchio (AR)
Reperibile anche online su: www.romena.it

Dio voglia che questo articolo sia luce per tante anime! Amen.

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