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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Storia della Medaglia della Madonna Miracolosa - Parte I

Medaglia miracolosa (o Medaglia della Madonna delle Grazie, o Medaglia dell'Immacolata)
E' il nome che la tradizione devozionale cattolica ha dato alla medaglia realizzata in seguito ai fatti del 1830 in rue du Bac, 140 a Parigi, che ebbero per protagonista santa Caterina Labouré, novizia nel convento delle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli, la quale riferì di aver avuto delle apparizioni della Madonna. Tali apparizioni non sono ufficialmente riconosciute dalla Chiesa, poiché la veggente rifiutò di testimoniare, ma sono favorevolmente accettate; Gregorio XVI e Pio IX hanno fatto uso dell'effigie (Laurentin, 1996).
Secondo quanto riferito da suor Labouré, questa medaglia sarebbe stata coniata dietro ordine esplicito della Madonna, dato durante la seconda apparizione (27 novembre 1830), come segno di amore, pegno di protezione e sorgente di grazie.

Origine del nome
Diffusa nella regione di Parigi durante l'epidemia di colera del 1832 dalle Figlie della Carità, la medaglia avrebbe dato luogo a parecchie, inspiegabili guarigioni.
Nel febbraio 1834 è documentato l'appellativo popolare di miracolosa senza che, ancora, fosse noto il suo legame con le apparizioni di rue du Bac (Laurentin, 1980).

Analisi dei simboli
La forma della medaglia è ovale. Nelle risultanze dell'inchiesta canonica datata 13 luglio 1836 si legge che «la Medaglia trae origine da una visione ed [...] è la copia fedele di un quadro che avrebbe creduto di vedere una suora della Carità di san Vincenzo de Paoli nella cappella di comunità.
[...] Si è emessa l'opinione che la visione non avrebbe potuto essere immaginaria, né fantastica, essendosi ripetuta più volte [...] che non era l'effetto di un sogno, né il prodotto di un'immaginazione esaltata, avendo avuto luogo di giorno, durante l'orazione o la messa [...] Gli effetti della Medaglia [...] sembrano dei mezzi attraverso i quali il cielo sembra aver confermato la realtà della visione, la verità del racconto e approvato la coniazione e la propagazione della Medaglia» (Guida, 2000). La visione da cui scaturì l'effigie avvenne verso le 17.30, durante la preghiera che seguiva la meditazione; stando al racconto, la Madonna apparve accanto al quadro di san Giuseppe, alla destra della veggente.

Iconografia del recto
Il serpente: Maria è raffigurata nell'atto di schiacciargli la testa. L'immagine era stata preannunciata nella Bibbia, con le parole: «Io porrò inimicizia tra te e la donna [...] questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15). In tal modo, Dio dichiarò iniziata la lotta tra il bene e il male (simboleggiato dal serpente, cioè il diavolo). Questa lotta è vinta da Gesù Cristo, il nuovo Adamo, insieme a Maria, la nuova Eva.
I raggi di luce: simboleggiando le grazie, dalla Chiesa sono definiti la Tesoriera di Dio.
La giaculatoria: queste immagini sono incorniciate dall'invocazione «o Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi», materializzatasi durante l'apparizione (in originale: «O Marie, conçue sans péché, priez pour nous qui avons recours à vous»).

Iconografia del verso
Le 12 stelle: sono le 12 tribù d'Israele e i 12 apostoli. La Vergine è anche salutata come Stella del mare nella preghiera Ave Maris Stella. In proposito, va notato che nelle sue memorie suor Labouré non ha mai parlato delle stelle, né del loro numero (Chierotti, 1963).
Il cuore coronato di spine: è il Sacro Cuore di Gesù. Fu Maria che lo formò nel suo grembo. Gesù ha promesso a santa Margherita Maria Alacoque la grazia della vita eterna per i devoti del suo Sacro Cuore, che simboleggia il suo amore infinito e senza limiti.
Il cuore trafitto da una spada: è il Cuore Immacolato di Maria, inseparabile da quello di Gesù, secondo quanto profetizzato da Simeone in Lc 2,33-35. Anche nei momenti più tragici della sua passione e morte in croce, Maria era lì, condividendo il suo dolore.
M: ovvero Maria. La M sostiene una traversa che regge la Croce, che rappresenta la prova. Questo simbolismo indica lo stretto rapporto di Maria e di Gesù nella storia della salvezza.
La traversa e la Croce: simboleggiano la prova. Essendo la messa, per la dottrina cattolica, una ripetizione del sacrificio del Calvario, qui è sottolineata l'importanza del sacrificio eucaristico nella vita cristiana.

La preghiera del recto
La giaculatoria che, secondo suor Labouré, la Madonna volle incisa sulla medaglia, è ritmata sui «due tempi essenziali della preghiera cristiana: l'invocazione e la lode» (Rondet, 2004). Secondo il disegno di Dio, Maria si fa advocata, cioè colei che difende.

Il saluto
Risuona qui l'Ave o Maria con cui l'arcangelo Gabriele introduce il suo annuncio (Lc 1,28).
Più che un'implorazione infatti, le parole o Maria sono da intendersi come un approccio, un grado nuovo di intimità e di amicizia del fedele con colei che, attraverso il Figlio, è tramite privilegiato verso il Padre poiché, dal momento del suo sì «ella si rivolge al Signore con un rapporto speciale di umiltà e di confidenza» (Lodi, 1996).

L'inno
L'affermazione concepita senza peccato presuppone una sovrabbondanza di grazie che si riversano sull'umanità. «La perfetta disponibilità della “serva del Signore” (Lc 1,38), che si abbandona fiduciosamente a Dio e rischia l'esistenza sulla sua parola [...] è in antitesi [...] con la figura della donna genesiaca: Maria è il contrario di Eva in quanto in lei non ha la meglio il peccato, ma l'adesione cordiale al volere di Dio» (De Fiores, 1996).

La supplica
Questo rovesciamento di prospettiva si palesa nel passaggio pregate per noi. Emerge qui un doppio movimento: la preghiera a Maria si fa per riceverla, al contrario dalle formule con cui ci si rivolge a Dio. «Questa diversità di vocabolario indica bene la differenza. Quando chiediamo a Maria di pregare per noi, lo facciamo con fiducia perché, nella nostra umanità, lei viene associata in modo unico all'opera della Trinità» (Rondet, 2004). Nella Lumen gentium ella è chiamata «sacrarium Spiritus Sancti», ciò che «indica l'inabitazione dello Spirito Santo in Maria in modo del tutto singolare e superiore a quella degli altri cristiani [...] Per cui lo Spirito diventa un solo principio con Maria sul piano dell'azione. Sì che l'azione del pregare di Maria è allo stesso tempo preghiera di Maria e preghiera dello Spirito (è lo Spirito che prega, Rm 8,26; è lo Spirito che grida: Abbà, Gal 4,6)» (Amato, 1996). Per un misterioso dono conferitole dallo Spirito dunque, l'intercessione di Maria ha il potere di smuovere la misericordia del Figlio nel tempo dell'uomo. Alle nozze di Cana (Gv 2,4-5) Gesù risponde «non è ancora giunta la mia ora», indicando un tempo escatologico; Maria però suggerisce: «Fate quello che vi dirà». Per suo tramite dunque, la preghiera diviene atto di trasformazione, poiché nel manifestarsi della gloria di Dio la visuale dell'uomo si amplia e si arricchisce, gli affanni scolorano, la speranza ne è vivificata. Ma la vicenda di Cana è importante anche perché dà conto dell'attenzione di Maria ai bisogni degli uomini: ella è infatti la prima ad accorgersi che il vino è finito (Gv 2,3) e a chiedere al Figlio di provvedere, affinché non sia compromesso il buon andamento della festa nuziale.

L'abbandono
La chiusura della giaculatoria, quel ricorriamo a voi, segna il momento del totale abbandono. Nella prospettiva di fede, questo stato è sempre connotato positivamente, come atto volontario, tant'è che per descriverlo si ricorre a immagini archetipiche: il pianto del neonato manifesta una fiduciosa attesa delle cure materne, l'abbandono a un amore protettivo, senza cui la sopravvivenza è impossibile. L'analogia rende lo scoramento dell'uomo di fronte alle difficoltà e al peccato, che solo la misericordia di Dio può alleviare e sanare. Mediatrice perfetta, Maria s'incarica di innalzare agli occhi del Padre le necessità umane, di cui condivide le attese e le speranze.

Interpretazione teologica
La visione che suor Labouré trasfuse nella medaglia è una sorta di summa dottrinaria e di sintesi devozionale, il cui significato si chiarisce col passare del tempo, ma non potrà mai dirsi definitivamente compiuto. «Questo significato era sconosciuto ai veggenti, che si limitavano a trasmettere un messaggio, come una macchina spirituale. [...] Ciò equivale a dire che non si può studiare l'avvenimento della 'rue du Bac' staccandolo dalla sua posterità, dalla sua costellazione. Il segno dei tempi non è limitato all'avvenimento 'rue du Bac' [...] Il segno è l'insieme, la totalità [...] il 'concerto' degli avvenimenti mistici apparentati, che si scaglionano nella durata storica dopo il 1830, che si producono ancora clandestinamente, che si riprodurranno, e dei quali il significato può essere capito solo alla fine». Ancora: «Un problema pratico di ogni cristiano è quello di concentrare il massimo nel minimo. [...] Il difficile sta nel trovare un simbolo [...] che parli a tutti [...] La medaglia è questo simbolo: un simbolo del tutto; un punto [...] che riempie tutto» (Guitton, 1997).

Aspetti pneumatologici
La Madonna è effigiata come la donna vestita di sole (Ap 12,1), che biblicamente esprime la trascendenza di Dio. «Inoltre il gesto di 'vestire', quando ha per soggetto Dio, significa l'amore, la tenerezza, la sollecitudine che egli nutre» (Serra 1, 1996). Ella indossa camice, mantello e velo, che non lasciano trasparire le sue fattezze, al di là dei lineamenti del viso. È un abbigliamento sacerdotale, che intreccia un linguaggio di pudore sacro (la dalmatica) a uno di consacrazione (il velo). «I due linguaggi esprimono lo Spirito creatore e santificante, che aleggia sulle acque». La Vergine velata è perciò la traduzione della Vergine dell'annunciazione «coperta [...] dalla duplice 'adombrazione' dell'Onnipotenza e dello Spirito» (Guitton, 1997).

Regalità di Maria
Le braccia della Madonna sono tese, in un gesto di compiacenza, nell'atto di distribuire grazie ai fedeli, rappresentate dalla luce che irradia. «La distensione [...] indica un dono totale: quello che Maria fa di se stessa a chi la implora. Le mani sono di 'Signora', di 'Regina', che non possono non evocare [...] la sposa del Cantico dei Cantici» (Guitton, 1997). Si rielaborano qui secoli di culto liturgico e di pietà popolare, che fin dal Medioevo avevano trovato espressione nelle antifone mariane, specie nella Salve Regina.

La Gerusalemme celeste
Sull'altra faccia figurano la lettera M (cioè Maria), sormontata dalla Croce, e sotto i cuori fiammeggianti di Gesù e Maria; quest'insieme è circondato da 12 stelle, come descritto in Ap 12,1. Tale iconografia è tradizionalmente interpretata come simbolo di redenzione, attraverso la passione di Gesù e di Maria, e di corredenzione di quest'ultima, mentre le stelle rappresentano le virtù mariane. A questa lettura va aggiunta anche quella derivante da Ap 21,10-14, dove la donna, espressione del nuovo popolo di Dio, cioè la Chiesa di Cristo, simboleggia Gerusalemme, la città santa discesa dal cielo, con 12 porte, sormontate da 12 angeli e i 12 nomi delle tribù dei figli di Israele; le mura della città poggiano su 12 basamenti, sopra cui sono i 12 nomi dei 12 apostoli dell'Agnello (Serra 1, 1996).
In questo modo, la Medaglia miracolosa si propone quale sintesi delle due esegesi che hanno disputato intorno ad Ap 12,1: quella ecclesiologica e quella mariologica. Parrebbe inoltre concretizzare la visione profetica di Is 62,2-3 per cui «ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio», nonché quella di Bar 5,1-5, della Gerusalemme rivestita «dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre».

I segni cristologici
Una più recente traduzione dei segni, di carattere cristologico, vede invece nella croce, nella lineetta e nella M tre lettere dell'alfabeto greco (X, J, M), iniziali della frase che campeggia nelle rappresentazioni e nelle iscrizioni del mondo classico, ovvero «di Cristo Gesù Madre» (Chierotti, 1979). Questa centralità di Maria, che una tendenza teologica postconciliare aveva messo in ombra, nella medaglia è esaltata al punto che «non è lecito accantonare la Madre, perché [...] ella è vitalmente, ontologicamente legata al Figlio. La mariologia è unita strettamente alla cristologia: abbandonare o anche solo ridimensionare la prima significa mettere in causa pure la seconda» (Messori, 2008).

La Virgo Potens
Secondo il racconto di suor Labouré, all'inizio dell'apparizione del 27 novembre la Madonna, ritta su una semisfera, reggeva fra le mani, all'altezza del cuore, un globo dorato, offrendolo a Dio con atteggiamento materno, mentre una voce interna diceva alla veggente: «Questo globicino simboleggia il mondo intero ed ogni anima in particolare!» (Chierotti, 1979). Qui è l'immagine missionaria di Maria, la Virgo Potens, nel suo ruolo regale di mediatrice fra Dio e gli uomini, con l'intento di fare del regnum hominis il regnum Dei (Masciarelli, 1996).

Funzione materna
Il globo mostrato da Maria fa riferimento alla sua maternità spirituale per gli uomini, in funzione d'una mediazione ascendente (Chierotti, 1979) di cooperazione umana dipendente dal Cristo. «Nell'intero arco della storia della salvezza, Maria [...] diventa realtà operante ed efficiente dal momento del suo consenso espresso nell'evento salvifico dell'annunciazione» (Meo, 1996). Tale immagine non è rappresentata nella medaglia, ma ne costituisce il presupposto; tant'è che, qualche mese prima della morte (31 dicembre 1876), suor Labouré insistette affinché, nella cappella di rue du Bac, fosse realizzato un altare con la statua della Madonna col globo: cosa che, dopo varie traversie, fu definitivamente autorizzata da Leone XIII nel 1885 (Laurentin, 1980).

Socia del Redentore
Nella seconda fase della visione di suor Labouré il globo scompare «forse in alto, forse soffuso dalla luce». A quel punto, le braccia della Madonna si abbassano e dagli anelli alle dita dipartono raggi luminosi che avvolgono il mondo sotto i suoi piedi: la mediazione di Maria si fa discendente (Chierotti, 1979), s'indirizza agli uomini, perché «nessuna sua cooperazione può essere indicata in quel settore della salvezza che va dal momento della creazione a quello dell'incarnazione, e niente ci può far pensare ad un suo specifico influsso diretto sulla salvezza del cosmo». La sua cooperazione è singolarmente associata a quella del Redentore «perché gli uomini fossero liberati dalla schiavitù del peccato ed avessero aperta la via della salvezza» (Meo, 1996). Alle nozze di Cana, il primo segno della missione di Gesù (Gv 2,11) si manifesta per intercessione di Maria (Gv 2,5).

Continua la lettura Storia della Medaglia della Madonna Miracolosa - Parte II

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